L’intelligenza artificiale generativa, con strumenti come Chat GPT, è entrata nella pratica quotidiana. Sempre più pazienti arrivano con informazioni già elaborate, talvolta con diagnosi ipotizzate e richieste di test specifici.
Per comprendere meglio le implicazioni, abbiamo raccolto le riflessioni di due colleghi:

 

  • il dott. Luciano Bertolusso, vice presidente dell’Ordine dei medici di Cuneo e medico di medicina generale da poco in pensione, che ha seguito per anni i suoi pazienti sul territorio;
  • il dott. Corrado Magnino, medico internista del Santa Croce, membro della commissione IA del nostro Ordine ed esperto in materia, autore di un blog a iscrizione gratuita.

A cura di

Elvio G. Russi
Direttore Notiziario OMCeO Cuneo

Dottor Bertolusso, come vede l’arrivo dell’IA nei nostri studi?

«Quello che osservo è un fenomeno nuovo ma già diffuso: i pazienti si presentano con risposte già pronte. Non più soltanto articoli di giornale o ricerche su Google, ma diagnosi e richieste di esami formulate dall’IA. A volte il linguaggio è sorprendentemente tecnico e convincente.

La difficoltà, per noi medici, è che lavoriamo in condizioni di tempo limitato e con carichi crescenti. Confrontarsi con uno strumento che ha risorse praticamente illimitate, e che restituisce risposte ordinate e colloquiali, non è una sfida alla pari.

Il rischio maggiore è quello di incrinare la fiducia: di trasformare la visita in una contrattazione, più che in un percorso condiviso. Ho notato anche nei colleghi più giovani un atteggiamento difensivo: come un tempo si liquidavano le ricerche su WebMD, oggi si tende a ridimensionare le richieste del paziente “armato” di Chat GPT. Ma questo rischia di allontanarci da loro invece di avvicinarci.

Ritengo che come medici pratici dobbiamo essere “formati” anche a queste nuove realtà, che modificano il nostro rapporto con il paziente. L’AI è sicuramente uno strumento che sta rivoluzionando molti aspetti della vita e della conoscenza ma il suo utilizzo non dobbiamo lasciare che sia prerogativa dei pazienti; solo una tempestiva e aggiornata conoscenza ci può dare modo di diventare protagonisti e non “vittime” di questo silenzioso “tsunami”»

Box.1 – I dubbi di bertolusso

  • Sempre più pazienti arrivano con “risposte pronte” generate dall’IA: diagnosi, richieste di test, piani terapeutici.
  • Il linguaggio di Chat GPT appare chiaro, convincente, quasi empatico, rischiando di mettere il medico sulla difensiva.
  • Noi lavoriamo in condizioni di tempo e risorse limitate: il confronto con un algoritmo potenzialmente inesauribile non è alla pari.
  • Il rischio maggiore: incrinare la fiducia, trasformando la relazione medico-paziente in un confronto di potere piuttosto che in un’alleanza.

Dottor Magnino, lei ha una visione diversa: perché?

«Penso che l’IA, se conosciuta e usata bene, possa diventare un alleato. Sono diversi i casi documentati in cui la diagnosi differenziale proposta da un Large Language Model ha orientato un percorso clinico corretto. Un esempio è il caso che aveva fatto scalpore nel 2023 del bambino americano e della diagnosi tardiva di sindrome del midollo ancorato a cui si era arrivati utilizzando Chat GPT.(1,2). Dobbiamo considerare anche che i Large Language Model possono essere una risorsa per il paziente e contribuire a colmare inevitabili lacune di comunicazione con i medici. Non si tratta solo di informazioni, ma di tempo e linguaggio. Un esempio è l’episodio raccontato durante la presentazione di GPT-5(3): una paziente oncologica ha potuto comprendere davvero la propria condizione grazie a spiegazioni ritagliate sul suo livello culturale e personale. Al di là dell’uso discutibile di una problematica così delicata nel lancio di un prodotto commerciale, l’utilità è reale. Come ha detto il marito della paziente: “Quale medico avrebbe cinque ore per scrivere una relazione personalizzata?”.

Ecco: noi non possiamo avere quel tempo, né adattare sempre il linguaggio a ogni singolo paziente. Ma un LLM(4) può suggerire metafore, termini, strumenti comunicativi più vicini alla persona che abbiamo davanti. Non è un tradimento del nostro ruolo, è un supporto.

Il vero rischio non è che i pazienti usino l’IA: è che noi medici non la conosciamo. Se continuiamo a considerarla solo come un “nuovo Dottor Google”, perderemo credibilità. Meglio conoscerla, comprenderne limiti e potenzialità, e integrarla nella relazione con i pazienti. Questo è il motivo per cui ho aperto il mio blog: per aiutare i colleghi a orientarsi in questa trasformazione.»

 

Box.2 – Le opportunità viste da magnino

  • Ci sono casi concreti in cui l’IA ha fatto la differenza: come la diagnosi tardiva della sindrome del midollo ancorato in un bambino americano, suggerita tra le ipotesi da Chat GPT.
  • O come la paziente oncologica presentata al lancio di GPT-5, che ha potuto comprendere davvero la propria condizione grazie a spiegazioni ritagliate su misura.
  • Nessun medico può avere 5 ore per scrivere una relazione personalizzata per ogni paziente; l’IA può aiutare a colmare questo divario comunicativo.
  • I LLM non sostituiscono la competenza clinica, ma possono rafforzarla migliorando il dialogo e la comprensione.
  • Ignorare questi strumenti significherebbe perdere autorevolezza di fronte a pazienti sempre più preparati.

Quale sintesi possiamo trarre da queste riflessioni?

Il confronto tra i dubbi di Bertolusso e le aperture di Magnino ci ricorda che non esiste una risposta semplice.

Da un lato c’è il rischio di conflitto, di sovradiagnosi, di illusioni digitali.
Dall’altro, la possibilità concreta che queste tecnologie diventino strumenti di alleanza, chiarificazione e empowerment del paziente.
Entrambi i colleghi concordano sulla saggezza oggi di non opporsi per principio né abbandonarsi all’entusiasmo cieco, ma conoscere meglio questi strumenti, studiarli, integrarli con responsabilità nella pratica.

Box.3 – Dove aggiornarsi

Entrambi a iscrizione gratuita, rappresentano due risorse preziose per chi voglia formarsi e mantenere uno sguardo aggiornato e critico sul tema.

È prevista una serie di contributi a puntate, scritti dai membri della Commissione, che accompagneranno passo passo i colleghi nell’esplorazione delle opportunità e dei rischi dell’IA in medicina.

 

Conclusione

L’intelligenza artificiale non è più un “futuro possibile”, ma un presente già reale. Sta a noi, come comunità medica, decidere se subirla passivamente o conoscerla a fondo per guidarla.
La fiducia del paziente, oggi più che mai, si gioca anche sulla nostra capacità di confrontarci con i suoi nuovi strumenti di informazione.

Bibliografia

    1. Development P. Partners in Diagnosis: ChatGPT, a Mother’s Intuition, and a Doctor’s Expertise with Courtney Hofmann and Dr. Holly Gilmer | NEJM AI Grand Rounds [Internet]. [citato 3 settembre 2025]. > link
    2. TODAY.com [Internet]. 2023 [citato 3 settembre 2025]. A boy saw 17 doctors over 3 years for chronic pain. ChatGPT found the diagnosis. > link
    3. Introducing GPT-5 [Internet]. [citato 3 settembre 2025]. > link
    4. Magnino C. Glossario essenziale [Internet]. Choosing Mycin IT. 2025 [citato 3 settembre 2025]. > link