Il seminario, svolto l’11 settembre 2025 all’auditorium dell’Ospedale Michele e Pietro Ferrero di Verduno. I seminaristi sono stati accolti dalla dr.ssa Paola Malvasio – direttrice generale dell’Ospedale con il dr Luciano Bertolusso – vicepresidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Cuneo che ha patrocinato l’evento.

Martina Marchiò, responsabile medico per Gaza di Medici senza Frontiere, ha introdotto il tema con il racconto della propria drammatica esperienza sul campo. La testimonianza lucida e dettagliata della dr.ssa Marchiò ha efficacemente circostanziato le condizioni estreme in cui sanitari locali e volontari internazionali operano: limitate risorse umane e strutturali, carenze di energia elettrica e di farmaci aggravati da continui attacchi dell’esercito istraeliano anche ai danni dei presidi sanitari.

Jonathan Montomoli, medico anestesista-rianimatore all’Ospedale Infermi di Rimini, ha parlato degli effetti della distruzione del sistema sanitario a Gaza e del possibile ruolo che come sanitari possiamo svolgere per impedire la continuazione del massacro. Montomoli ha mostrato prove sostanziali e documentate circa l’emergenza sanitaria pubblica di livello catastrofico in corso a Gaza dove l’aspettativa di vita alla nascita è diminuita di circa 35 anni nel 2024 (un crollo della longevità maggiore di quello registrato durante il genocidio in Ruanda).
Dal 7 ottobre 2023, Gaza ha registrato più decessi infantili di qualsiasi altra zona di conflitto e ha il più alto numero di bambini con amputazioni pro capite al mondo. Anche il sistema sanitario è stato sistematicamente smantellato. Tra ottobre 2023 e maggio 2025, si sono verificati 720 attacchi documentati contro obiettivi sanitari, tra cui 125 strutture sanitarie, 34 ospedali e 186 ambulanze. A Gaza si conta il più alto numero di vittime tra gli operatori sanitari (oltre 1600 morti). La fame viene usata ripetutamente e incessantemente come arma di guerra.
Le principali organizzazioni per i diritti umani, le agenzie e i relatori speciali delle Nazioni Unite hanno riconosciuto ufficialmente il genocidio a Gaza. Tuttavia, la maggior parte delle associazioni di sanità pubblica, medicina e scienze sociali sono rimaste fino a poco tempo fa in silenzio, in netto contrasto con il rapido e forte sostegno a conflitti quali  quello con l’Ucraina.

Paolo Peloso, psichiatra di ASL3 Liguria ha parlato di Guerra e Responsabilità della Cura descrivendo la nascita della Prima Convenzione di Ginevra (1864)ad opera di jean Henry Dunant. La Convenzione stabilì regole fondamentali per proteggere i soldati feriti e il personale sanitario in tempo di guerra appellandosi ai belligeranti affinchè limitassero la violenza bellica riconoscendo la reciproca umanità. Peloso ha mostrato come in molti conflitti contemporanei, e in particolare in quello di Gaza, c’è una sistematica violazione della Convenzione, si è poi soffermato sul rapporto tra trauma individuale e collettivo nel corso dei conflitti bellici.
Per la psichiatra palestinese Samah Jabr (2024), per il trauma vissuto in questi 70 anni dai palestinesi non è adatta la nozione di PTSD coniata per il trauma individuale dei reduci statunitensi della guerra del Vietnam, ma occorre parlare di trauma storico, nel quale:
– un trauma di massa viene inflitto sistematicamente a una popolazione;
– il trauma non è riferito a un singolo evento catastrofico, ma continua per un periodo esteso di tempo;
– gli eventi traumatici riverberano nella popolazione, generando un’esperienza del trauma che tende a diffondersi in essa;
– l’ordine di grandezza dell’esperienza traumatica condiziona il corso di sviluppo naturale della popolazione, producendo un’eredità di persistenti problemi fisici, psicologici, sociali ed economici che si trasmettono tra le generazioni.
Peloso ha concluso con una domanda che invita tutti a riflettere au quanto accadauto dall’anno di costituzione della prima convenzione di Ginevra (1863) a oggi: “È ancora condivisa l’idea di una «responsabilità della cura» da parte degli Stati belligeranti che non viene meno con la guerra? Oppure dopo ciò che Israele sta facendo a Gaza c’è una battaglia di civiltà e di pietà che dovrà ricominciare da zero?”

Luisa Mondo, epidemiologa presso ASL To3 ha parlato degli Effetti sulla salute materno-infantile, nutrizione e crescita, oncologia e malattie infettive.
Oltre ai morti e ai feriti per effetti diretti le attività belliche creano una “biosfera della guerra” nella quale:
– l’aria e l’acqua sono contaminate con metalli pesanti e sostanze tossiche e cancerogene derivanti dai residui bellici e dalle macerie
– agenti infettivi si diffondono con maggiore facilità, dovuta alla malnutrizione, all’affollamento nei campi profughi
– mancano i servizi sanitari, di prevenzione e cura, distrutti anch’essi dalle operazioni militari
– la salute mentale è gravemente a rischio in un contesto nel quale si è esposti a gravi traumi e in cui tutti gli sforzi devono essere concentrati sulla sopravvivenza al prossimo bombardamento o alla possibilità di una riaccensione del conflitto.
La dr.ssa Mondo ha poi illustrato il concetto di iatrocidio, dal greco “iatros” (persona che guarisce) e “cidio” (uccisione): “È una premeditata strategia di negazione della sopravvivenza, una criminalizzazione della cura: una modalità di biopolitica di guerra messa a punto per rimuovere alla radice la capacità delle persone di vivere, guarire e continuare nelle loro esistenze”.
L’assenza dei medicinali, il silenziamento delle future generazioni estinte, lo smantellamento di sistemi di conoscenza medica e memoria collettiva sono tra i punti chiave di questa terribile strategia, peculiare di chi non prevede una pace futura. La teoria della programmazione biologica ipotizza che l’ambiente materno durante la gravidanza – la nutrizione, lo stato ormonale e metabolico – possa influenzare permanentemente lo sviluppo strutturale e fisiologico del feto, con potenziali conseguenze sulla salute adulta.
Delle 747 donne esaminate nei centri medici di STC a Gaza nella prima metà di luglio 2025, 323 (43%) sono malnutrite e ciò compromette la loro capacità di nutrire i neonati. Le puerpere vivono in condizioni che provocano fame estrema, disidratazione, stress, paura, riducendo la possibilità di allattare. La sopravvivenza delle madri stesse è a rischio. La formula sostitutiva del latte materno e gli utensili per somministrarla in modo igienico, come tutti gli aiuti, sono soggetti a restrizioni all’ingresso a Gaza a causa dell’assedio imposto dal governo israeliano sulle forniture. Molte madri stanno dando ai propri/e figli/e biberon d’acqua o miscele fatte in casa con ceci macinati o tahina. È inoltre nota la vicenda delle decine di ventilatori neontatali donate dall’Italia alle autorità sanitarie di Gaza e bloccati da Israele ai valichi.
Il ritorno della poliomielite a Gaza è in buona parte dovuta alla distruzione di centinaia di impianti idrici con limitazione di accesso all’acqua potabile e accumulo di liquami non trattati.
Nella guerra, a Gaza come altrove, convergono diversi vettori di violenza: fisica, strutturale, economica, psicologica, in una sequenza di atti di distruzione biosociale.
La demolizione fisica degli ospedali, dei centri per il trauma, delle ambulanze e delle cliniche mobili è la forma più visibile. Anche quando gli edifici restano fisicamente in piedi, il sabotaggio delle infrastrutture è letale.
Maurizio Bonati, epidemiologo, già responsabile del Dip. di Salute Pubblica e del Laboratorio per la Salute Materno Infantile dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS di Milano, dirige la rivista bimestrale Ricerca & Pratica ha parlato della Dinamica degli indicatori di salute nel periodo post-bellico
Gli esiti sulla salute di una popolazione vittima di guerra durante il conflitto e quelli a ridosso della sua sospensione sono quelli acuti, quelli delle emergenze (prevalentemente: mortalità, disabilità fisiche, epidemie, malnutrizione) quelli osservati e descritti dalle varie fonti e agenzie internazionali. Dopo la guerra l’attenzione internazionale cala, sebbene i bisogni delle popolazioni coinvolte siano aumentate rispetto a periodo prebellico. I conflitti armati aumentano in modo significativo e persistente la mortalità infantile; definito come il numero di decessi di bambini di età inferiore ai 5 anni ogni 1000 nati vivi nello stesso anno (U5MR), è un indicatore chiave della salute e del benessere dei bambini e viene spesso utilizzato come proxy della salute della popolazione nel tempo o tra popolazioni in un singolo momento. Inoltre ad alti tassi di U5MR corrispondono valori più bassi della speranza di vita alla nascita, cosicchè una protratta riduzione dell’U5MR nel tempo può cancellare un’intera generazione, in particolare in quelle popolazioni in cui le primipare sono giovani. I risultati della valutazione dell’andamento dell’U5MR nel tempo e l’impatto dei conflitti sullo stato di salute nazionale in tre conflitti (Bosnia ed Erzegovina, Ruanda e Siria) con caratteristiche diverse indicano che ci vuole tempo per raggiungere una normalizzazione e molto di più per registrare un miglioramento. I tre casi storici analizzati indicano che dopo la fase acuta di un conflitto armato, ci vogliono circa quindici anni per ripristinare, mantenere e riprendere il trend di miglioramento dei livelli U5MR rispetto a quelli precedenti al conflitto. Questa indicazione è importante non solo per monitorare l’esito di un conflitto, ma anche per pianificare meglio gli interventi necessari a ripristinare e migliorare il benessere delle popolazioni vittime. Ricostruzione, comprese infrastrutture, aiuti economici e alleanze politiche sono i termini presenti nei trattati postbellici, ma la ricostruzione psicofisica e identitaria di una popolazione non è legata a convenzioni internazionali, la si ottiene attraverso i diritti che le persone hanno riconquistato.

 Ambrogio Manenti, esperto in sanità pubblica, già nello staff WHO ha parlato degli effetti sul sistema sanitario della guerra civile in Siria. Il sistema sanitario della Siria è stato gravemente indebolito dal conflitto ancora in parte in corso che per oltre un decennio ha coinvolto tutto il paese provocando 6 milioni di sfollati e 4 di rifugiati su una popolazione di 24 milioni di abitanti e che lo ha reso politicamente carico di tensioni e frammentato, con molteplici autorità sanitarie regionali operanti in tutto il paese. Prima del conflitto, il sistema era controllato dal governo di Assad e fortemente orientato al mercato dando priorità all’assistenza specialistica e ospedaliera. In seguito al conflitto, il sistema ha affrontato numerose interruzioni, che hanno intensificato problemi amministrativi preesistenti e disuguaglianze – in particolare tra coloro che possono e non possono permettersi pagamenti medici diretti (l’out-of-pocket expenditure è al 53% della spesa totale in salute).
Un Ponte Per (UPP), ONG italiana, opera nel nordest della Siria da diversi anni, sostenendo l’Amministrazione Autonoma Kurda del Nordest della Siria (AANES). L’AANES è una confederazione democratica, l’unico esempio in Medio Oriente, che garantisce la coesistenza civile tra diversi gruppi di popolazione (oltre a curdi e arabi, ci sono assiri, yazidi, armeni e altri) e un ruolo importante per le donne nell’organizzazione del governo locale. Un baluardo di laicismo, il cui esercito – le Forze Democratiche Siriane – ha svolto un ruolo di primo piano nella guerra contro lo Stato Islamico (ISIS). Nonostante gli sforzi dell’AANES per fornire servizi essenziali all’intera popolazione, mancano prerequisiti fondamentali per il successo: adeguate capacità delle autorità sanitarie, risorse sufficienti, accessibilità geografica, infrastrutture adeguate, sicurezza per l’accesso, presenza umanitaria efficace, capacità di gestione delle crisi e condizioni politico-economiche stabili in tutte le aree. Queste sfide riguardano sia il NES (Nordest della Siria) che la Siria nel suo complesso.

Bibliografia.

1: Brucia anche l’umanità. Diario di un’infermiera a Gaza, Martina Marchiò, Infinito Edizioni, 2024
2: Ashour, Y ∙ Abu-Jlambo, A ∙ Abuzerr, S, Starvation as a weapon of war in Gaza: violation of international law, Lancet. 2025; 405, 2044
3: De Vogli, R., Montomoli, J., Abu-Sittah, G. and Pappé, I. (2025) ‘Break the selective silence on the genocide in Gaza’, The Lancet
4 Mark Zeitoun, Reflections, Oxford University Press, 2023, p 535. Editorial. 9/11 at 20: after war, what? The Lancet 2021; 398: 931.
5. Bonati M. Child mortality following armed conflict. How long does it take to return to pre-conflict level? British Medical Journal Paediatrics Open 2025; in press.