A cura di:
PELLEGRINO Dr Angelo, già Direttore del Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione ASL CN1
RUSSI Dr Elvio
Perché ne parliamo
Nel gennaio 2026, le autorità sanitarie indiane hanno confermato due nuovi casi di infezione da virus Nipah nello stato del Bengala Occidentale. La notizia, riportata anche dalla stampa nazionale italiana, ha generato qualche preoccupazione a causa dell’elevata mortalità associata a questo patogeno. Come Ordine dei Medici, è fondamentale spiegare che, sebbene la situazione richieda vigilanza internazionale, non siamo di fronte a un “nuovo Covid” e il rischio di contagio per chi vive in Italia è definito dagli esperti “puramente virtuale”. Tuttavia, la sanità locale non improvvisa: esistono protocolli specifici appena aggiornati anche per la nostra Provincia.
Il fenomeno: pipistrelli, frutta e contagio
Il virus Nipah non è sconosciuto: è stato identificato per la prima volta nel 1998. Il suo “serbatoio naturale” (ovvero l’animale che lo ospita senza ammalarsi) è il pipistrello della frutta (Pteropus medius), diffuso in Asia. Il contagio umano avviene principalmente in due modi:
- Dagli animali all’uomo: mangiando frutta contaminata da saliva o urina di pipistrello infetto (come la linfa di palma da dattero cruda) o toccando animali malati (come i maiali).
- Da uomo a uomo: assistendo pazienti infetti senza protezioni adeguate. Questo avviene soprattutto negli ospedali delle zone endemiche attraverso il contatto con fluidi corporei o droplet respiratori.
La realtà scientifica: sintomi severi, ma trasmissione diversa dal Covid
È importante distinguere tra la paura mediatica e i dati clinici reali:
- Alta letalità: il virus è molto aggressivo. La mortalità varia dal 40% al 75% a seconda del ceppo. Il ceppo che circola in India/Bangladesh (quello attuale) è spesso più letale di quello Malese e causa più frequentemente problemi respiratori.
- I sintomi: quasi tutti i pazienti (99%) hanno febbre. Il virus colpisce il cervello (encefalite con confusione, mal di testa forte, alterazione della coscienza) e i polmoni (tosse, grave difficoltà a respirare).
- Non è come il SARS-CoV-2: il Nipah non si trasmette con la facilità del Covid-19 (che viaggia veloce nell’aria a grandi distanze). Richiede contatti più stretti o l’ingestione di alimenti contaminati. Tuttavia, negli ospedali, le procedure che generano aerosol possono favorire il contagio se non si usano protezioni di alto livello.
La situazione a Cuneo: siamo pronti?
Anche se il virus è lontano, la Regione Piemonte ha dei protocolli operativi in sintonia con quelli nazionali aggiornati. Questo significa che la rete sanitaria della provincia di Cuneo ha istruzioni precise:
- Non andare in ambulatorio: se una persona tornata da un viaggio in zone a rischio (India, Bangladesh) ha febbre alta o sintomi neurologici, non deve andare dal Medico di Famiglia né entrare in Pronto Soccorso con i propri mezzi.
- Chiamare il 118: il protocollo prevede che il cittadino chiami i soccorsi segnalando il viaggio recente.
- Trasporto speciale: la base di Maxiemergenza di Levaldigi è il riferimento per il trasporto in alto biocontenimento, utilizzando ambulanze speciali che proteggono gli operatori e la comunità.
Messaggio finale OMCeO “Il virus Nipah è un nemico serio, ma la distanza geografica e le differenze nella trasmissione rispetto ai virus influenzali o al Covid giocano a nostro favore. La nostra “arma” migliore è l’anamnesi: comunicare sempre ai medici i viaggi recenti. Il sistema di emergenza cuneese e piemontese è addestrato e attrezzato per intercettare e isolare ogni eventuale rischio in sicurezza.”
Per ulteriori informazioni si può fare riferimento ai CENTRI DI MEDICINA DEI VIAGGI INTERNAZIONALI delle ASL Medicina dei viaggi:
Decoder scientifico
- Periodo di incubazione: il tempo tra il contagio e i sintomi. Per il Nipah varia solitamente da 4 a 14 giorni, ma sono stati documentati casi fino a 45 giorni. Per questo i medici chiedono la storia dei viaggi dell’ultimo mese e mezzo.
- BSL-4: livello di Biosicurezza 4. Indica i laboratori e le procedure necessari per maneggiare i virus più pericolosi al mondo, per i quali non esistono vaccini o cure specifiche approvate, come appunto il Nipah.
Il semaforo della prevenzione
◉ Comportamenti corretti
– Se sei in viaggio in India o Bangladesh: mangia solo frutta sbucciata, lavata e cibi cotti. Evita la linfa di palma cruda.
– Al rientro da zone a rischio: se compare febbre o mal di testa forte, chiama telefonicamente il medico o il 118 riferendo subito del viaggio.
– Fidarsi dei protocolli: il sistema sanitario ha procedure di isolamento immediate per proteggere la collettività.
◉ Comportamenti scorretti o inutili
– Allarmarsi per la “frutta esotica” comprata al supermercato in Italia: non c’è alcun rischio documentato nell’export commerciale controllato.
– Recarsi in sala d’attesa del Pronto Soccorso o dal medico curante se si hanno sintomi sospetti dopo un viaggio in aree endemiche (si rischia di contagiare gli altri).
– Pensare che sia “solo influenza” se i sintomi compaiono fino a 45 giorni dopo il rientro.
Fonti ufficiali
- Salute R. In India allarme per il virus Nipah […] Cosa si rischia in Italia? Il Sole 24 ORE. 29 Gennaio 2026.
- Hassan MZ, et al. Interpreting the natural history and pathogenesis of Nipah virus disease… Lancet Microbe. 2026.
- Anish TS, et al. Pandemic potential of the Nipah virus… Lessons from Kerala. PLOS Glob Public Health. 2024.
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