| di Elvio Russi |
L’incontro svolto il 22 maggio presso l’Automobile Club di Cuneo su viabilità, infrastrutture e collegamenti del territorio ha posto anche un tema che riguarda direttamente i medici: l’elevata mortalità sulle strade della provincia.
Quando si parla di incidenti stradali si pensa subito alla circolazione, ai cantieri, alle code, alle strade dissestate, alla prudenza degli automobilisti. Tutto vero. Ma per chi esercita una professione sanitaria, dietro quei numeri ci sono corpi feriti, famiglie spezzate, disabilità improvvise, lutti evitabili.
L’avvocato Sergio Pasi, con una relazione chiara e documentata, ha ricordato un dato che non può lasciare indifferenti: negli anni 2012-2022 la provincia di Cuneo ha registrato una media di circa 45 morti all’anno sulle strade. Ha poi richiamato un tasso di mortalità pari a 7,7 decessi per 100.000 abitanti, quasi doppio rispetto alla media piemontese. È un dato che impone una riflessione non solo tecnica, ma sanitaria, civile e culturale.
Il presidente della Provincia Luca Robaldo ha indicato tre cause che meritano attenzione: la dipendenza dall’automobile, la disattenzione alla guida e la difficoltà di garantire manutenzioni adeguate su una rete stradale vastissima. In una provincia dispersa, fatta di molti piccoli Comuni, frazioni e vallate, l’auto è spesso indispensabile. Si prende l’auto per andare al lavoro, dal medico, in farmacia, a scuola, a fare la spesa. Più chilometri percorsi significano inevitabilmente più esposizione al rischio.
Ma proprio qui il richiamo di Robaldo diventa decisivo. Se le strade non sono sempre nelle condizioni ideali — e sappiamo che le risorse pubbliche non permettono di tenerle tutte “al top” — chi guida ha un dovere ancora maggiore: adeguare la velocità, la distanza, l’attenzione e lo stile di guida alla situazione reale della strada. Non si guida sulla strada che si vorrebbe avere; si guida sulla strada che c’è.
È un messaggio semplice, ma fondamentale. Non assolve le istituzioni dal dovere di programmare, manutenere e investire. Ma ricorda che la sicurezza nasce anche da una responsabilità personale immediata. Se il fondo è irregolare, se la carreggiata è stretta, se la visibilità è ridotta, se il sole abbaglia, se piove, se una strada provinciale attraversa un territorio complesso, la velocità formalmente consentita può comunque essere eccessiva. Il limite massimo non è un invito a raggiungerlo: è una soglia da valutare con intelligenza.
Da medici, questo punto è essenziale. Molti incidenti non sono fatalità. Sono il risultato di una somma di fattori: una strada imperfetta, una manutenzione non ottimale, una curva nota, un attimo di distrazione, una velocità non adeguata, una percezione sbagliata del rischio. Il trauma arriva dopo, in pronto soccorso, in sala operatoria, in terapia intensiva, in riabilitazione. Ma la prevenzione comincia prima, sulla strada.
Per questo la sicurezza stradale deve essere considerata una politica sanitaria. Prevenire incidenti significa ridurre morti, invalidità permanenti, accessi in emergenza, ricoveri, interventi chirurgici, riabilitazioni lunghe, costi sociali e sofferenze familiari. È prevenzione primaria nel senso più concreto del termine.
Le infrastrutture migliori servono: circonvallazioni, manutenzioni, separazione dei flussi, percorsi sicuri per ciclisti e pedoni, trasporto pubblico più efficace, collegamenti ferroviari più utilizzabili. Ma nell’attesa delle grandi opere e delle risorse necessarie, esiste una prevenzione quotidiana che dipende da ciascuno: guidare meno aggressivamente, rispettare i limiti, non usare il telefono, valutare la strada, proteggere gli utenti più fragili.
La provincia di Cuneo non può rassegnarsi a considerare quei numeri come un tributo inevitabile alla propria geografia. Montagne, dispersione abitativa e dipendenza dall’auto spiegano il problema, ma non lo giustificano. Proprio perché il territorio è complesso, serve una responsabilità più alta: da parte delle istituzioni, ma anche da parte di ogni conducente.
I medici possono portare in questo dibattito una voce specifica: ricordare che ogni morto sulla strada non è una statistica, ma una vita perduta; ogni ferito grave è una storia cambiata; ogni incidente evitato è salute guadagnata.
Ridurre le morti sulle strade non significa soltanto viaggiare meglio. Significa vivere di più, vivere meglio, e proteggere una comunità.
Guida in Sicurezza, la Checklist della SaluteDietro i dati della mortalità stradale ci sono corpi feriti e comunità colpite. La sicurezza nasce dalla responsabilità personale: le condizioni psicofisiche di chi guida sono il primo vero dispositivo di sicurezza del veicolo. Prima di metterti al volante, fai un controllo di idoneità su te stesso: |
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