| di Alessandro QUERCIA |
Nel week end 11 -12 aprile 2026 ho partecipato al corso ALS proposto gratuitamente dall’OMCeO di Cuneo ai propri Iscritti e, gratificato dall’esperienza, ve la racconto e la commento.

Le due giornate hanno riunito una platea eterogenea di colleghi: diverse età anagrafiche, differenti specializzazioni, diversi contesti operativi (dalla medicina del territorio alle realtà ospedaliere) tutti accomunati dalla consapevolezza che la gestione dell’arresto cardiocircolatorio non ammetta approssimazione né tantomeno improvvisazione.
Sul team dei formatori, il dato sorprendente, lo si apprende a fine corso, non è tanto l’alto livello di competenza, esperienza, sensibilità pedagogica ed umana, quanto la mission del gruppo: la formazione sanitaria in emergenza come servizio sociale.
Il gruppo, una ONLUS, si chiama OISI (Organizzazione Italiana Sviluppo Innovativo) e l’atmosfera dell’aula, di cui vi dico dopo, racconta la motivazione e la fiducia nel loro progetto.
L’Advanced Life Support (ALS) non è un semplice algoritmo da memorizzare né un protocollo statico da applicare meccanicamente. È un paradigma cognitivo, un metodo di coordinamento interprofessionale, una postura mentale che consente di gestire l’urgenza con lucidità, rigore e misura. Per queste ragioni, l’offerta ordinistica dei corsi ALS rappresenta molto più di un ordinario adempimento formativo o di un semplice aggiornamento ECM: si configura come un autentico laboratorio di professionalità condivisa, un’officina in cui l’intreccio tra competenza tecnica e responsabilità etico-deontologica realizza l’essenza valoriale della nostra professione.
Ogni scenario di simulazione avanzata è progettato per riprodurre la complessità della realtà clinica: i ritmi serrati, la necessità di una comunicazione assertiva e a ciclo chiuso, la pressione del fattore tempo e la gestione dello stress cognitivo. In questo contesto, il controllo dei cosiddetti “fattori umani” ovvero dinamiche relazionali, leadership e la gestione delle risorse nel momento di emergenza, è emerso come elemento nodale per minimizzare il margine di errore e ottimizzare gli outcome del paziente critico.
Ciò che ha qualificato in modo peculiare l’esperienza è stata l’atmosfera d’aula: non competitiva, non ansiogena, bensì improntata a un’intensa e proficua collaborazione. Si è percepita, vissuta, l’esperienza del lavorare effettivamente in team: in un team che si sostiene e potenzia vicendevolmente, poiché la sinergia del gruppo risolve l’eventuale defaillance del singolo.
La simulazione fedele al contesto reale, quando condotta con rigore metodologico, diviene uno “spazio sicuro”: un ambiente protetto in cui l’errore non viene stigmatizzato come fallimento, ma analizzato in sede di debriefing come efficace strumento di apprendimento. È precisamente in questo snodo che la tecnica incontra la responsabilità e dove quest’ultima cessa di essere un carico che grava sul singolo per tornare a essere un gesto clinico condiviso.
Molti partecipanti hanno evidenziato come il corso abbia restituito un senso di profonda concretezza alla formazione continua. L’evento critico non è un’astrazione teorica: la sopravvivenza di un individuo dipende dalla sintonia dell’azione dell’équipe di agire all’unisono, come un unico organismo biologico e funzionale. Ogni ruolo ed ogni manovra sono determinanti. Di conseguenza, la formazione nell’emergenza non può essere episodica, né lasciata alla discrezionalità o alla buona volontà del singolo professionista. E su tale convinzione riposa l’offerta formativa dell’Ordine.
Le sessioni pratiche hanno fugato qualsivoglia illusione che la tecnologia, per quanto sofisticata ed evoluta, possa surrogare l’atto intellettuale e la presenza del medico. I monitor multiparametrici, i defibrillatori di ultima generazione e gli algoritmi decisionali computazionali sono sussidi preziosi, ma restano strumenti al servizio del clinico. L’esperienza professionale, la capacità di decodificare i segni prognostici, di governare il team e di assumersi la responsabilità della decisione terapeutica fanno la differenza tra il successo e l’insuccesso. In tal senso, l’ALS trascende la mera esecuzione di procedure: si configura come un vero e proprio esercizio di leadership clinica, di governo della complessità e di autentica presa in carico.
L’Ordine dei Medici di Cuneo ritiene doveroso ed etico investire stabilmente in questi percorsi formativi e sta valutando se e come implementare soluzioni di formazione simulata coerenti alle esigenze degli Iscritti, la passione intellettuale e la sobria determinazione con cui storicamente assolvono al proprio impegno professionale.
Ai Colleghi mi sento di poter assicurare che l’esperienza di questo corso ALS non è stata semplicemente un appuntamento in agenda foriero di una certificazione per il CV e di crediti ECM, ma un’esperienza professionalmente gratificante ed anche rassicurante al pensiero, che credo tutti noi ci si ponga, di dover affrontare una situazione di emergenza.
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