Premiare il merito di Leonardo Lucarini
2026 Armando Editore – pagg. 132
Questo libro del Dottor Lucarini denuncia come la realtà dietro l’organizzazione del sistema sanitario possa pressoché sistematicamente premiare logiche diverse dalla competenza, che derivano da vere e proprie malattie croniche del nostro paese, quali il familismo, l’amichettismo e/o l’osservanza sistematica di appartenenze e affiliazioni. La spinta a scriverlo è nata dal recente tentativo della nostra politica di celare l’evidenza di questo diffuso tradimento del merito effettuato creando un apposito ministero che reca quel concetto addirittura nella sua denominazione.
“Premiare il merito?” è di fatto un diario appassionato, attraverso il quale l’autore ci accompagna in un viaggio nella sua carriera medica, descritta come un percorso a ostacoli tra le innumerevoli trappole che non privilegiando questo fondamentale valore, oltre a minacciare l’etica professionale, finiscono con il contribuire pesantemente alla maggior parte delle deficienze del nostro Paese e ad incentivare il fenomeno della cosiddetta “fuga di cervelli” che non può che incrementarne l’entità.
Leggendo la testimonianza, emerge la figura di un medico che un giornalista volle definire provocatoriamente “sprovveduto”. Una parola che intendeva, come lui stesso scrisse, racchiudere in realtà il cuore del messaggio del libro. Il termine fu, infatti, intenzionalmente utilizzato per contrapporre alla specifica preparazione clinica e tecnico-scientifica di Lucarini il suo risultare “sprovvisto” di tutte le robuste segnalazioni o appoggi che fanno progredire le carriere. La sua apparente ingenuità nell’aver voluto sempre credere che il merito puro fosse sufficiente per emergere è la più cruda denuncia della realtà. Dai lucidi racconti la sua scelta risulta assolutamente intenzionale e, pur dovendone pagare di fatto l’amaro prezzo, attraverso di essa l’autore riesce pervicacemente a mantenere intatta la propria rettitudine personale: egli ribatte, infatti, con grande coerenza e fermezza a ogni tentativo di spingerlo fuori dai binari della correttezza morale.
Da questo racconto più che uno sfogo isolato di un singolo professionista traspare Il rammarico per le opportunità non consentite: il poter occupare situazioni lavorative di maggior rilievo avrebbe consentito all’autore di trasmettere una importante esperienza professionale ad un maggior numero di colleghi e soprattutto avrebbe potuto rendere disponibile per un maggior numero di persone il suo specifico impegno professionale. Esso costituisce di fatto una riflessione profonda su un malcostume diffuso che ha ricadute tangibili su tutti noi. Il progressivo svuotamento del valore del merito all’interno delle nostre strutture sanitarie si riflette inevitabilmente sulla qualità dei servizi offerti quotidianamente alle persone vulnerabili. Quando il riconoscimento per l’operato di chi deve tutelare la salute pubblica non si basa più in modo rigoroso sulle reali capacità professionali ma su altre dinamiche, il patto di fiducia tra medico e cittadino si sgretola.
Questa importante opera suona quindi come un campanello d’allarme per ogni persona, invitandoci a riflettere su quale livello di sicurezza desideriamo davvero per noi stessi e per i nostri familiari quando ci ammaliamo.
La strada da percorrere suggerita da Lucarini non si perde in teorie irrealizzabili, ma si fonda sul richiamo irremovibile ai principi etici che regolano la professione. Questi valori inestimabili non possono e non devono mai essere accantonati, nemmeno quando portarli avanti significa dover faticosamente nuotare controcorrente. Prendere piena consapevolezza di queste dinamiche interne è il primo passo che noi cittadini possiamo compiere per pretendere e ottenere un sistema che premi chi salva la nostra vita.