ARESE Dott.ssa Veronica SC Dermatologia AO. S. Croce e Carle di Cuneo
La gestione clinica delle neoplasie cutanee richiede un approccio metodologico rigoroso fondato sulla stratificazione del rischio e sull’implementazione di protocolli di prevenzione primaria e secondaria basati sulle massime evidenze.
L’identificazione precoce dei soggetti ad alto rischio rappresenta il fulcro dell’attività dermatologica preventiva con l’obiettivo clinico di ridurre significativamente l’incidenza delle patologie neoplastiche avanzate, migliorare gli outcome di sopravvivenza a lungo termine e contestualmente limitare il ricorso a procedure escissionali incongrue che generano esiti cicatriziali evitabili e un ingiustificato sovraccarico per il sistema sanitario nazionale.

L’inquadramento diagnostico iniziale si avvale in prima istanza dell’esame clinico obiettivo sistematico associato alla dermoscopia manuale, metodica imprescindibile per la valutazione morfologica ad alto ingrandimento delle strutture lesionali e per la diagnosi differenziale accurata tra formazioni benigne e alterazioni di natura sospetta.
Un livello superiore di indagine diagnostica è fornito dalla videodermoscopia digitale, una tecnologia avanzata che consente l’acquisizione e l’archiviazione computerizzata di immagini ad alta risoluzione per la creazione di una mappatura cutanea completa del paziente, facilitando in tal modo il monitoraggio delle modificazioni strutturali nel tempo. È tuttavia imperativo clinico sottolineare che tale indagine di secondo livello non è indicata per lo screening indiscriminato della popolazione generale, ma deve essere riservata, su indicazione specialistica dermatologica, esclusivamente a specifici setting di pazienti che presentano un rischio oncologico significativamente aumentato, al fine di garantire la totale appropriatezza prescrittiva.
La corretta individuazione di tali soggetti fragili richiede un’attenta anamnesi familiare e personale associata all’esame dettagliato del fenotipo cutaneo.

I criteri clinici di inclusione per la sorveglianza dermatologica intensiva comprendono la presenza di un fenotipo caratterizzato da nevi multipli, condizione convenzionalmente definita dalla presenza di oltre trenta o cinquanta lesioni neviche comuni localizzate sul soma del paziente. Un ulteriore fattore di rischio primario e non modificabile è rappresentato dall’anamnesi personale positiva per pregresso melanoma o dall’anamnesi familiare parimenti positiva in parenti di primo grado, nonché dalla presenza documentata di sindromi genetiche specifiche predisponenti allo sviluppo di plurime neoplasie cutanee. Il fototipo individuale costituisce un parametro predittivo essenziale in sede di anamnesi, ponendo i soggetti con fototipo cutaneo chiaro, in particolare i fototipi uno, due e tre, in una fascia di vulnerabilità nettamente superiore rispetto ai fenotipi maggiormente pigmentati e protetti dalla melanina. L’esposizione attinica cumulativa, specialmente quella derivante da prolungati contesti occupazionali all’aperto come l’agricoltura o l’edilizia, rappresenta un determinante eziopatogenetico fondamentale per lo sviluppo clinico dei tumori della pelle.
Il profilo di rischio oncologico subisce inoltre una drastica amplificazione nei pazienti che versano in stato di immunodepressione sistemica, inclusi i soggetti affetti da pregresse patologie ematologiche, affezioni neurologiche severe o regolarmente sottoposti a regimi farmacologici ad azione immunosoppressiva, i quali necessitano di un monitoraggio dermatologico clinico più stringente.
L’osservazione clinica preventiva in età pediatrica segue paradigmi procedurali differenti, concentrandosi primariamente sul monitoraggio specialistico dei nevi congeniti giganti o di lesioni nodulari o pigmentate che presentano un tasso di accrescimento ultrarapido non commisurato allo sviluppo fisiologico del bambino o che mostrano un’anomala tendenza al sanguinamento spontaneo, demandando viceversa le valutazioni di base al pediatra di libera scelta per limitare le medicalizzazioni precoci inappropriate.
La semeiotica dermatologica differenziale del melanoma si avvale di criteri clinici consolidati quali la regola acronimica che valuta l’asimmetria morfologica spaziale, l’irregolarità e la frastagliatura periferica dei bordi, la disomogeneità e la marcata policromia del colore all’interno della medesima lesione cutanea, il diametro massimo superiore ai sei millimetri e l’evoluzione temporale rapida e documentabile.

A questi parametri diagnostici tradizionali si affianca il rapido riconoscimento del segno clinico descritto in letteratura come brutto anatroccolo, identificabile in una lesione melanocitaria che devia significativamente dal pattern morfologico predominante nel paziente, presentandosi come un elemento totalmente aberrante sia in soggetti con nevi multipli sia in individui con cute fisiologicamente priva di formazioni pigmentate.

Sotto il rigoroso profilo oncologico risulta inoltre essenziale riconoscere non solo la clinica del melanoma ma anche le presentazioni dei carcinomi non melanocitari.
Il carcinoma basocellulare rappresenta la neoplasia cutanea a maggiore diffusione globale assoluta, caratterizzato da un accrescimento clinico molto lento e da un potenziale metastatico sistemico pressoché nullo, ma talvolta gravato da una capacità di infiltrazione locale e distruzione dei tessuti circostanti qualora l’approccio terapeutico venga ritardato o trascurato clinicamente.

Le eziologie primarie includono l’esposizione cronica e massiva alle radiazioni ultraviolette in soggetti di età superiore ai quarant’anni con fenotipo cutaneo chiaro, manifestandosi tipicamente nelle regioni cronicamente fotoesposte quali il distretto cefalico, il collo e gli arti superiori sotto forma di formazioni nodulari rosate, frequentemente non pigmentate e con spiccata tendenza all’ulcerazione spontanea che non risponde alle comuni terapie topiche riepitelizzanti.
Il carcinoma squamocellulare si colloca clinicamente al secondo posto per incidenza globale, scaturendo da un’interazione multifattoriale complessa tra pregresse radiazioni solari, immunodepressione sistemica, preesistenti alterazioni cicatriziali ustionali o specifiche infezioni da papillomavirus. Esso si manifesta inizialmente come un’area eritematosa desquamante focale che evolve inesorabilmente in una lesione nodulare solida, talora con superficie verrucosa, dimostrando un maggiore potenziale anatomico infiltrante e un concreto rischio di metastatizzazione linfonodale regionale e sistemica rispetto all’istologia del basalioma.
La documentata presenza clinica di cheratosi attiniche costituisce un indicatore morfologico inequivocabile di grave fotodanneggiamento cronico e definisce una condizione clinica di severa precancerosi cutanea con potenziale evolutivo diretto verso il temibile carcinoma spinocellulare. Tali lesioni squamose, frequentemente localizzate nelle aree somatiche cronicamente esposte e nettamente percepibili alla palpazione per la loro superficie ruvida, identificano un paziente ad alto rischio oncologico che necessita di tempestivi interventi terapeutici mirati al trattamento dell’intero campo di cancerizzazione mediante l’applicazione di principi attivi topici specifici che ne prevengano l’evoluzione, oltre all’utilizzo di protezioni solari specifiche ad altissimo fattore di protezione (SPF 50+).

Bibliografia
Arese, Veronica. 2026. “Intervento sulle patologie cutanee di interesse oncologico”. Colloquio: Prevenzione Melanoma e Dermochirurgia – Ospedale Santa Croce Cuneo
10 giugno 2026 Presso il Circolo ‘L Caprissi Cuneo.
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