(DS A.O. S. Croce e Carle di Cuneo)
in occasione delle Giornate Cuneesi di dermochirurgia (14/11/2025)
Introduzione
La relazione tra volumi di attività e risultati clinici è oggi uno dei temi più consolidati della letteratura sanitaria. Non riguarda solo l’organizzazione: impatta direttamente sulla qualità dell’assistenza, sulla sicurezza del paziente e sulla sostenibilità dei sistemi. Questo articolo sintetizza i punti chiave della lezione originale del Dott. De Filippis in occasione delle giornate cuneesi di dermochirurgia con un taglio operativo rivolto ai medici clinici.
Volumi e risultati: una correlazione consolidata
Già dagli anni ’90 la letteratura internazionale documenta in modo coerente la relazione tra volumi di attività e outcome. La revisione sistematica di Halm e colleghi (Halm et al. 2002) e i lavori di Birkmeyer (Birkmeyer et al. 2002) hanno mostrato su centinaia di studi come, al crescere dei volumi, diminuiscano mortalità, complicanze e riammissioni.
Studi successivi (Kim et al. 2016) hanno confermato che i benefici non derivano solo dalla manualità individuale, ma dalla continuità di esercizio del team, dalla standardizzazione dei processi e dalla disponibilità costante di competenze multidisciplinari.
In oncologia, in particolare, i centri ad alto volume presentano migliori esiti per tumori complessi (pancreas, polmone, esofago, testa-collo), grazie a:
- team esperti e stabili,
- elevata frequenza di discussioni multidisciplinari,
- tecnologia adeguata e aggiornata,
- gestione delle complicanze più rapida ed efficace.
Norme e strumenti che governano qualità e sicurezza
L’effetto volume non è solo evidenza scientifica: è diventato anche riferimento di programmazione sanitaria.
1. LEA – Livelli Essenziali di Assistenza
Introdotti nel 2001 e aggiornati nel 2017 e nel 2024 (LEA 2001; LEA 2017; LEA 2024), definiscono ciò che deve essere garantito ai cittadini nei tre ambiti fondamentali:
- prevenzione e sanità pubblica,
- assistenza distrettuale,
- assistenza ospedaliera.
2. PNE – Piano Nazionale Esiti
Dal 2012 il PNE (Agenas-PNE 2012–2023) è lo strumento di riferimento per misurare volumi, outcome e processi assistenziali.
Il celebre indicatore sulla frattura di femore operata entro due giorni, che riduce mortalità e riammissioni, ne è uno degli esempi più noti.
3. DM 70/2015 – Riordino della rete ospedaliera
Il DM 70/2015 (DM 70, 2015) definisce:
- classificazione degli ospedali in tre livelli,
- soglie minime di attività per le specialità,
- requisiti di sicurezza,
- obbligo delle reti cliniche (oncologiche, stroke, trauma, emergenza).
Il principio è esplicito: “non tutti i presidi possono erogare tutte le attività, soprattutto quelle ad alta complessità”.
Appropriatezza e organizzazione: perché i numeri non bastano
Due rischi concettuali sono frequenti:
- Ridurre tutto al volume
Un alto numero di procedure non garantisce di per sé qualità se non supportato da processi e competenze. - Interpretare i volumi come fine
Il volume è un indicatore, non l’obiettivo. L’obiettivo resta la qualità dell’assistenza.
Le normative italiane più recenti sottolineano la necessità di erogare prestazioni nel setting più appropriato, con risorse proporzionate alla complessità clinica (LEA 2017; DM 70 2015).
Perché la programmazione è indispensabile
Il finanziamento sanitario nazionale è oggi legato al rispetto dei LEA: una quota premiale da erogare alle Regioni è legata, tra l’altro, anche al rispetto degli indicatori “core” del Nuovo Sistema di Garanzia.
L’innovazione clinica progredisce più rapidamente della normativa LEA (2001 → 2017 → 2024), generando disallineamenti tra ciò che la medicina può fare e ciò che è formalmente riconosciuto. Per questo servono:
- lettura sistematica dei dati,
- pianificazione delle reti,
- capacità di valutazione dei rischi,
- investimenti selettivi.
Programmare significa adeguare risorse, processi e organizzazione a ciò che la clinica richiede. Ignorare i dati porta inevitabilmente a inefficienze e peggioramento degli esiti.
Box.1 – Volumi e outcome: cosa dicono le evidenze
| Elemento | Evidenza |
| Mortalità | ↓ nei centri ad alto volume (Halm 2002; Birkmeyer 2002) |
| Complicanze | ↓ eventi avversi e riammissioni |
| Competenze | ↑ stabilità dei team e delle decisioni |
| Processi | ↑ aderenza a protocolli e linee guida |
| Multidisciplinarietà | ↑ coordinamento diagnostico-terapeutico |
- LEA (2001–2017–2024): ciò che è essenziale deve essere erogato con standard di qualità.
- PNE (2012–2023): misura volumi, esiti e processi.
- DM 70/2015: definisce soglie minime e reti cliniche.
- Appropriatezza: prestazione giusta, luogo giusto, risorse proporzionate.
Discussione critica
Il ben noto “effetto volume” è un fenomeno complesso: integra capacità tecniche individuali, organizzazione dei processi, multidisciplinarietà e disponibilità di tecnologie. Un centro ad alto volume funziona meglio non solo perché “fa di più”, ma perché ha routine stabili, team strutturati, maggiore abitudine alla gestione delle complicanze e protocolli condivisi.
L’aumento dei volumi non è la soluzione in sé (Kim et al. 2016). Il volume è un indicatore utile, ma non sostituisce la qualità organizzativa. Il vero obiettivo rimane la sicurezza del paziente all’interno di una rete clinica funzionale. La sfida dei prossimi anni sarà integrare volumi, qualità e sostenibilità in un contesto di crescente carenza di personale e rapida evoluzione tecnologica.
Take Home Messages
- Le evidenze mostrano da anni che volumi più elevati = outcome migliori (Halm 2002; Birkmeyer 2002, Kim 2016).
- DM 70/2015 e LEA sono gli strumenti chiave che regolano qualità e sicurezza.
- Il volume è un indicatore, non un obiettivo: il fine è la qualità dell’assistenza.
- PNE consente di monitorare costantemente volumi, esiti e processi.
- La programmazione basata sui dati è indispensabile per la sostenibilità del sistema.
Bibliografia
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Birkmeyer, John D., Andrea E. Siewers, Emily V. A. Finlayson, et al. 2002. Hospital Volume and Surgical Mortality in the United States. New England Journal of Medicine 346 (15): 1128–37. > link
Halm, Ethan A., Clara Lee, and Mark R. Chassin. 2002. Is Volume Related to Outcome in Health Care? A Systematic Review and Methodologic Critique of the Literature. Annals of Internal Medicine 137 (6): 511–20. > link
Kim, Woohyeon, Stephen Wolff, and Vivian Ho. 2016. Measuring the Volume-Outcome Relation for Complex Hospital Surgery. Applied Health Economics and Health Policy 14 (4): 453–64. > link
Piano Nazionale Esiti – Agenas (edizioni 2012–2023). > link
DM 70/2015 – Riorganizzazione della rete ospedaliera. > link
LEA – DPCM 12 gennaio 2017. Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 29 novembre 2001 Definizione dei livelli essenziali di assistenza (G.U. Serie Generale , n. 33 del 08 febbraio 2002) (2001). > link
LEA – DPCM 12 gennaio 2017. Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 gennaio 2017 Definizione e aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, di cui all’articolo 1, comma 7, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502. (17A02015) (GU n.65 del 18-3-2017 – Suppl. Ordinario n. 15) e. Consultato 15 novembre 2025. > link
LEA 2024 – Tabelle aggiornate (Ministero della Salute). > link