| Andrea GONELLA e Lorenzo MARINO |
Dal mese di maggio, il panorama della sanità territoriale dell’ASL CN1 vedrà un’importante evoluzione con l’avvio delle attività cliniche nelle prime 9 Case di Comunità (CdC). Si tratta di strutture cardine previste dal PNRR e dal DM 77/2022, nate con l’obiettivo di potenziare l’assistenza di prossimità attraverso una sinergia multidisciplinare.
All’interno di queste strutture opereranno dei team di professionisti multidisciplinari (medici di assistenza primaria e specialisti, infermieri, assistenti sanitari, tecnici della riabilitazione, assistenti sociali etc…). Una parte clinica importante verrà garantita dai medici di assistenza primaria che garantiranno la presenza ininterrotta 24h/24. Per quanto riguarda l’attività notturna 20-8 e festiva/prefestiva 8-20 sarà organizzata con i medici dell’attuale servizio di Continuità Assistenziale (ex Guardia Medica), che vedranno la collaborazione delle loro postazioni all’interno di queste strutture.
La modalità di accesso sarà sempre garantita tramite il contatto telefonico preliminare col numero unico per le necessità cliniche non urgenti 116117.
L’attività di Assistenza Primaria diurna feriale verrà invece organizzata in collaborazione con i medici di famiglia delle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) che garantiranno la copertura oraria dalle ore 8 alle ore 20.
I medici di medicina generale si sono infatti organizzati negli scorsi mesi attraverso la rete informatica e coordinata al fine di condividere i dati sanitari dei propri assistiti con i colleghi afferenti alla medesima zona territoriale; a breve entreranno all’interno della rete anche i medici di Continuità Assistenziale (oggi detti medici di Assistenza Primaria a quota oraria).
L’attività professionale oraria diurna feriale 8-20 in questa fase sarà offerta sia dai nuovi medici appena convenzionati con il SSN a partire dalle carenze bandite dal 1/1/2025 (i cosiddetti medici del Ruolo Unico di Assistenza Primaria) sia dai colleghi già in attività prima del 2025 sulla base delle disponibilità individuali fornite dagli stessi medici di famiglia o di continuità assistenziale precedentemente in servizio.
Le funzioni e le attività andranno organizzate nei prossimi mesi per garantire già da subito:
- attività di assistenza ai pazienti con necessità cliniche legate a indifferibilità;
- attività cliniche di presa in carico dei pazienti affetti da patologie croniche secondo i modelli già attivi in ASL CN1 secondo gli specifici PSDTA (diabete mellito, scompenso cardiaco, bronchite cronica istruttiva, malattia renale cronica, malattia di Parkinson…);
- attività di medicina di iniziativa, partendo dal miglioramento delle coperture vaccinali nelle categorie a rischio e nelle fasce di età previste dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale;
- eventuale uso della diagnostica di primo livello in relazione ai percorsi assistenziali più complessi (spirometrie, ecografie etc…)
Le attività in oggetto dovranno progressivamente essere svolte non solo all’interno delle 9 CDC hub ma anche nelle CDC spoke e negli studi dei medici di Assistenza Primaria e a domicilio al fine di garantire percorsi di presa in carico capillari e di prossimità. L’obiettivo è quello di garantire da un lato una assistenza vicina ai pazienti, ai caregiver ed alle loro necessità ma anche di permettere ai medici di offrire questi servizi in maniera più funzionale e diffusa. Il modello è quello previsto nell’accordo regionale integrativo piemontese per la Medicina Generale del 2024, con la piena realizzazione delle AFT grazie all’integrazione dell’attività fiduciaria con quella oraria in maniera non strettamente fisica e strutturale ma soprattutto funzionale e basata sul raggiungimento di obiettivi di salute.
Questo modello di attività andrà a coadiuvare e potenziare, ma non a sostituire, la fondamentale attività clinica che verrà sempre svolta negli studi dei medici di famiglia che continueranno a seguire i propri assistiti come già avveniva in precedenza.
Semplicemente esisterà un collegamento migliore tra i professionisti che potrà migliorere l’assistenza ai pazienti da un lato e garantire dall’altro un’attività più attrattiva e professionalizzante per i medici che vi operano.