Nel ricordo di chi ha lavorato con lui restano il rigore del clinico, la statura del maestro e una rara attenzione umana nei rapporti quotidiani. Non sono formule di circostanza, ma tratti che ritornano con immediatezza nelle testimonianze raccolte. Gianluigi Bruno lo definisce “un grande Maestro e un caro Amico”. Adriano Santospagnolo ricorda “un mirabile connubio di competenza e sensibilità relazionale”, insieme a uno spirito collaborativo che ha segnato il lavoro comune. Gigi Spagna scrive che “è venuto a mancare un amico ed un maestro che ci è stato sempre vicino”. E la dottoressa Giuseppina Petrania affida al ricordo delle mimose portate ogni anno in reparto per la Festa della donna l’immagine concreta di una presenza costante, capace di non lasciare soli i colleghi “nella buona e nella cattiva sorte”.
Sono parole che restituiscono bene il suo modo di esercitare l’autorità: fermo, autorevole, ma mai distante. Un’autorità che non si imponeva con la sola gerarchia, bensì attraverso l’esempio, la competenza e l’attenzione per le persone. Anche per questo, il suo passaggio a Cuneo non si misura soltanto nei titoli, pur importanti, ma nel ricordo professionale e umano che ha lasciato in chi lo ha conosciuto e in chi ha condiviso con lui la responsabilità della cura. In reparti dove il lavoro è gravato da decisioni difficili e dalla relazione costante con pazienti e famiglie, questa qualità assume un valore ancora maggiore.
Campogrande arrivò a Cuneo con una formazione autorevole: era stato Aiuto all’Istituto di Patologia Ostetrica dell’Università di Torino ed era docente di Puericultura Prenatale nella Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia. La sua carriera proseguì ai massimi livelli, con la direzione al Sant’Anna, la presidenza nazionale dell’AOGOI, la presenza nel Board della FIGO e attività scientifica. Ma nel ricordo dell’Ordine dei Medici di Cuneo il tratto da porre in primo piano è il suo legame con la comunità professionale e con l’ospedale in cui operò per sei anni.
Per questo il suo nome appartiene non solo a una biografia di rilievo, ma anche alla storia sanitaria cuneese. Lo ricordiamo con rispetto e gratitudine, pensando a ciò che un medico lascia dietro di sé: le istituzioni che ha servito, i colleghi che ha formato, le pazienti che ha curato, l’esempio umano che continua a parlare anche dopo la fine di una vita. In questo senso, il ricordo di Mario Campogrande resta un atto di riconoscenza verso un professionista che ha onorato la medicina e il servizio ospedaliero con misura, competenza e umanità.