Offrire ai cittadini un’occasione di confronto sulle pratiche non convenzionali significa affrontare un tema che richiede ascolto, chiarezza e responsabilità. È in questa prospettiva che desidero esprimere apprezzamento per la finalità educativa dell’incontro dedicato ad agopuntura, omeopatia e fitoterapia: aiutare le persone a orientarsi in un panorama nel quale informazioni, aspettative e proposte di cura non sono sempre facilmente distinguibili.

Il programma prevede la presentazione delle tre pratiche, la discussione di casi clinici e uno spazio per le domande. Il valore di questo percorso risiede nella possibilità di accompagnare ogni argomento con una lettura critica delle conoscenze disponibili, rendendo comprensibili anche incertezze e limiti. I casi clinici possono facilitare il dialogo, purché sia chiara la distinzione tra un’esperienza individuale e una prova di efficacia generalizzabile.

Come presidente dell’Ordine, ritengo che il contributo istituzionale debba concentrarsi sulla qualità dell’informazione e sulla tutela della persona. L’apprezzamento per un’iniziativa di educazione sanitaria non comporta un’approvazione preventiva dei suoi contenuti né un giudizio complessivo di efficacia sulle pratiche illustrate.

Anche il richiamo ai requisiti formativi e agli elenchi professionali deve essere inteso correttamente. La verifica della preparazione del professionista e la valutazione scientifica di un trattamento rispondono a domande differenti: la prima riguarda le competenze acquisite; la seconda richiede prove riferite alla specifica indicazione clinica. È una distinzione essenziale per una comunicazione istituzionale precisa.

La formazione del medico assume qui un ruolo centrale. La conoscenza della medicina basata sulle prove, o EBM, deve guidarlo nell’esame degli studi, nella valutazione del rapporto tra benefici e rischi e nel confronto con le alternative disponibili. Questa competenza richiede aggiornamento continuo e capacità di riconoscere i propri limiti. Il titolo professionale non sostituisce la fondatezza di una scelta terapeutica.

Al medico compete comprendere il problema clinico, ascoltare le preferenze della persona e formulare un giudizio motivato. Deve saper riconoscere quando una proposta non abbia basi sufficienti, quando sia necessario interrompere un percorso e quando occorra indirizzare il paziente verso altre competenze o trattamenti. Di queste decisioni assume la responsabilità, secondo i principi di efficacia, sicurezza e appropriatezza richiamati dal Codice di deontologia medica.

Merita attenzione anche l’obiettivo, indicato nel programma, di superare l’equivalenza tra “naturale” e “privo di rischi”. L’informazione deve considerare possibili effetti indesiderati, interazioni e conseguenze del rinvio di accertamenti o cure. Analogamente, l’eventuale associazione tra interventi richiede una valutazione specifica: la loro integrazione non può essere presentata come un vantaggio in sé.

La libertà di scelta si rafforza quando il cittadino comprende che cosa sia documentato, che cosa rimanga incerto e quali alternative siano disponibili. Un dialogo rispettoso permette di esprimere dubbi e aspettative senza rinunciare al rigore. È questo il risultato che auspico dall’incontro: una maggiore consapevolezza dei cittadini e una relazione con il medico fondata su informazioni chiare, valutazioni competenti e responsabilità riconoscibili.

Luciano Bertolusso
Presidente OMCeO Cuneo