L’alleanza strategica tra medici e giornalisti formalizzata ad Asti per un’informazione scientifica rigorosa, configurata non come mero atto divulgativo ma come vero e proprio determinante clinico di salute pubblica

Il diciannove giugno duemilaventisei, presso l’Asl di Asti, si è formalizzata una convergenza strategica tra medici e giornalisti mediante l’adozione della Carta di Torino. L’incontro ha delineato i fondamenti della corretta informazione scientifica, configurando la comunicazione non come mero atto divulgativo, ma come determinante clinico di salute pubblica. Al tavolo dei relatori sono intervenuti professionisti di vertice per tracciare le linee guida di tale alleanza deontologica. Hanno preso la parola il dottor Claudio Lucia, presidente dell’Ordine dei Medici di Asti, il dottor Stefano Tallia, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, il dottor Antonio Gorgoni, direttore generale dell’ASL di Asti, e il dottor Roberto Frediani, in rappresentanza del dottor Guido Giustetto, presidente dell’Ordine dei Medici di Torino. Tra il pubblico era presente il dottor Elvio Russi del Notiziario dell’Ordine dei Medici di Cuneo, che ha fornito spunti di riflessioni ai lavori. La sinergia tra questi attori ha evidenziato come la gestione del dato sanitario richieda una grammatica condivisa e rigorosa.

La Carta di Torino, aggiornata a febbraio duemilaventicinque, costituisce un documento di autodisciplina che vincola le due professioni al rispetto di rigidi parametri etici. Il testo normativo nasce dall’esigenza di governare le mutazioni indotte dalla pandemia e dall’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi di produzione delle notizie. La sua architettura si fonda sul principio per cui ogni affermazione diffusa a mezzo stampa o digitale debba essere validata da evidenze incontrovertibili, escludendo categoricamente toni enfatici o sensazionalistici. Si impone una distinzione netta tra le fasi embrionali della ricerca e le applicazioni cliniche consolidate, onde evitare aspettative irrealistiche nei pazienti con patologie severe. La divulgazione deve basarsi esclusivamente su fonti verificabili, come revisioni sistematiche presenti su database accreditati, mitigando così l’impatto distorsivo generato dai social media e dal dilettantismo (Dr. Tallia).

Il ruolo deontologico della comunicazione sanitaria (Dr.Gorgoni) si manifesta nella sua capacità di influenzare l’aderenza terapeutica e le scelte di prevenzione. Una narrazione inesatta genera esiti clinici negativi misurabili. In merito, è stato richiamato l’evento dell’autunno duemilaquindici, quando un allarme mediatico ingiustificato su un lotto di vaccini antinfluenzali provocò un calo delle immunizzazioni, con conseguente incremento della mortalità per complicanze infettive nelle fasce fragili (Gorgoni). L’informazione, governata secondo i dettami della Carta, si trasforma da fattore di rischio a strumento clinico di alfabetizzazione. Essa supporta l’appropriatezza prescrittiva, orienta la domanda di salute verso le strutture competenti e consolida la fiducia nel Servizio Sanitario Nazionale, neutralizzando le derive alimentate dalla disintermediazione. La gestione dell’informazione diventa così un meccanismo di prevenzione primaria, richiedendo una solida alleanza tra i professionisti.

L’evoluzione dell’ecosistema mediatico impone un parallelo aggiornamento del Codice Deontologico Medico, integrando le sfide poste dalla tecnologia (Dr. Lucia). L’intelligenza artificiale, pur rappresentando un supporto per l’analisi dei dati e l’efficientamento dei percorsi diagnostici, non può surrogare l’atto medico, la cui responsabilità clinica ed etica rimane saldamente in capo al professionista. Tale strumento, se utilizzato all’interno di percorsi validati, può restituire tempo prezioso per la riumanizzazione del rapporto di cura. Parallelamente, gli Ordini sono chiamati a una vigilanza rigorosa contro la deriva commerciale che maschera messaggi promozionali sotto vesti scientifiche (Dr. Lucia). Fenomeni simili, insidiosi in ambiti quali odontoiatria e medicina estetica, violano il patto fiduciario, rendendo essenziale la trasparenza sulle direzioni sanitarie. Serve altresì un linguaggio unificato per focalizzare l’attenzione clinica sulla complessa gestione della cronicità.

Il fulcro assiologico dell’intero impianto normativo risiede nel ritorno all’ethos, inteso come principio regolatore supremo di ogni atto comunicativo (Dr. Russi). Prima di immettere informazioni nel circolo mediatico, il clinico e il giornalista devono porsi un quesito volto a valutare a chi giovi realmente la diffusione di quel dato. Se la comunicazione non arreca beneficio all’essere umano, non supporta la relazione di cura e non produce vantaggio per la comunità, essa si derubrica a mero strumento di visibilità personale, tradendo la sua missione originaria. La riappropriazione dell’ethos implica l’utilizzo di filtri bibliometrici di alto livello per decodificare la complessità scientifica, interrogando accuratamente piattaforme quali PubMed e Scopus (Russi). Solo attraverso questo rigore metodologico è possibile trasformare il dato biologico in una notizia sicura, tutelando la dignità del paziente e garantendo che la parola scritta funga da estensione terapeutica del percorso assistenziale.

Si conviene infine la necessità di corsi formativi comuni con la finalità di creare un sapere comune e ritornare all’Ethos auspicati dai due codici deontologici ordinistici.

 

Take Home Messages

  1. Alleanza Deontologica: la collaborazione strutturata tra medici e professionisti dell‘informazione è l’unico strumento metodologico in grado di prevenire i danni epidemiologici derivanti da infodemia e disinformazione.
  2. Atto Medico e IA: l’intelligenza artificiale rappresenta uno strumento algoritmico di supporto all’inquadramento diagnostico, ma la responsabilità etica e decisionale dell’atto clinico resta insindacabilmente umana.
  3. Evidenza Scientifica: ogni nozione divulgata deve fondarsi su database accreditati e revisioni sistematiche, mantenendo una chiara separazione tra studi preclinici e terapie consolidate per non generare asimmetrie aspettative.
  4. Tutela della Professione: il contrasto al marketing sanitario aggressivo e alle false promesse terapeutiche è un dovere degli Ordini, volto a proteggere l’integrità della cura e il decoro professionale.
  5. Centralità dell’Ethos: l’informazione biomedica acquisisce valore e appropriatezza unicamente quando produce un reale beneficio clinico e sociale per il paziente e per la comunità, rifiutando logiche puramente commerciali.