A cura di

Gianmauro Numico, Elvio Russi e Alessandro Quercia

Introduzione

Ogni giorno i medici usano numeri: per spiegare un rischio, interpretare un esame o illustrare l’efficacia di una terapia. Tuttavia, la capacità dei pazienti di comprendere e usare queste informazioni numeriche è spesso limitata. Secondo i dati più recenti, solo un terzo degli adulti sa eseguire semplici confronti di quantità. Capire come “tradurre” i numeri in messaggi clinicamente chiari è quindi una competenza fondamentale della buona comunicazione medico-paziente.

Cinque principi per comunicare i numeri in modo efficace

  1. Usare i numeri, non solo le parole
    Termini come raro, comune o probabile sono interpretati in modo molto diverso: per alcuni “raro” significa 0%, per altri 80%. È quindi preferibile indicare sempre una stima numerica, anche approssimativa:
    “Il rischio è di circa 4 su 1000” è più chiaro di “è raro”.
    Solo in casi particolari — ad esempio quando conta la categoria di rischio più che la cifra precisa — è utile usare parole (es. “rischio elevato”).
  1. Mantenere denominatori coerenti
    Espressioni come “1 su 384” o “1 su 120” creano confusione, perché cambiano il denominatore e costringono a calcoli mentali. È meglio usare denominatori costanti (per 100, 1000, 100 000) o percentuali: “9 su 1000 donne” invece di “1 su 112”.
    In studi sperimentali, oltre 70% dei pazienti riconosce correttamente quale rischio è maggiore se espresso “su 1000”, ma solo il 56% se presentato in forma “1 su X”.
  1. Parlare di differenze assolute, non solo relative
    Le percentuali relative possono impressionare ma ingannare: dire che “il trattamento dimezza il rischio” non informa su quanto cambia davvero la probabilità.
    “Il rischio scende dal 15% all’8%” comunica in modo più realistico l’effetto terapeutico.
    Molte linee guida — soprattutto oncologiche — continuano a mostrare benefici in termini di riduzione relativa del rischio e danni in termini assoluti, creando un’asimmetria che sovrastima i vantaggi. Esplicitare la differenza assoluta aiuta invece la scelta informata.
  1. Visualizzare i dati come “parte-del-tutto”
    Grafici e icone funzionano meglio se mostrano numeratore e denominatore.
    Le icon array (100 figure colorate, di cui X indicate come eventi) o le barre impilate aiutano a percepire la proporzione reale. I grafici che mostrano solo il numero di casi (“solo numeratore”) amplificano la percezione del rischio.
  2. Offrire sempre un contesto
    Molti valori di laboratorio o indicatori clinici non significano nulla senza un riferimento. Dire “creatinina = 2.2 mg/dL” può allarmare, ma se aggiungiamo “la soglia di preoccupazione per la maggior parte dei medici è 3.0” riduciamo l’ansia e miglioriamo la comprensione.
    Mostrare il target o la soglia di intervento (“annulleremo la procedura se le piastrine scendono sotto 50 × 10⁹/L”) aiuta il paziente a collocare il proprio dato nella scala clinica.
Box.1 – Come tradurre i numeri in parole (e viceversa)

Comunicazione problematica Comunicazione preferibile
“Il rischio è raro” “Circa 4 su 1000 persone possono avere questo effetto”
“1 su 384 casi” “2.6 su 1000 casi”
“Riduce il rischio del 50%” “Il rischio scende da 15% a 7–8%”
“Il valore è alto” “È 8.3%; il nostro obiettivo è < 7%, e una riduzione di 0.5% è già significativa”

 

Discussione e implicazioni cliniche

La comunicazione numerica non è un dettaglio formale, ma un elemento di empowerment del paziente. Le evidenze mostrano che messaggi numerici chiari riducono l’ansia, migliorano l’aderenza terapeutica e rendono più trasparenti le decisioni condivise.

Nel dialogo clinico quotidiano — che si tratti di discutere un rischio cardiovascolare, un referto di screening o una glicemia — i numeri devono diventare strumenti di comprensione, non di distanza.

La chiave è scegliere la forma adatta alla persona: evitare tecnicismi, visualizzare i dati e sempre collegarli a scelte concrete (“cosa significa per me questo numero?”).

Infine, ricordare che la precisione statistica non è sinonimo di chiarezza comunicativa: un dato approssimato ma spiegato bene è spesso più utile di un valore iperesatto ma isolato dal contesto.

Take Home Messages

 

  • Preferire numeri a termini verbali come “raro” o “comune”.
  • Usare denominatori costanti e unità intuitive (%, per 1000 persone, ecc.).
  • Esplicitare differenze assolute, non solo percentuali relative.
  • Accompagnare i numeri con grafici parte-del-tutto e riferimenti contestuali.
  • Puntare alla comprensione, non alla precisione sterile: il numero serve a orientare, non a spaventare.

Bibliografia

 

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  4. Caverly TJ et al. Presentation of benefits and harms in US cancer screening and prevention guidelines. J Natl Cancer Inst. 2016;108(6):djv436.
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