Marco Bevilacqua odontoiatra – vice presidente CAO Cuneo
Gianpaolo Damilano medico chirurgo, odontostomatologo – Fossano
Vittorio Fusco oncologo, A. O. SS Antonio e Biagio e C.Arrigo -Alessandria
Paolo Vescovi professore ordinario di Malattie Odontostomatologiche Università di Parma
Una complicanza iatrogena che ha cambiato il rapporto tra oncologo, odontoiatra e paziente. Dalla “Phossy Jaw” ottocentesca alle moderne linee guida internazionali, il percorso di conoscenza della Medication-Related Osteonecrosis of the Jaw è un caso emblematico di farmacovigilanza, ricerca e collaborazione interdisciplinare.
Introduzione
L’osteonecrosi dei mascellari associata a farmaci (MRONJ, Medication-Related Osteonecrosis of the Jaw) rappresenta oggi una delle complicanze più temute delle terapie antiriassorbitive e anti-angiogenetiche. Si manifesta come necrosi ossea persistente della mandibola o del mascellare superiore, spesso in seguito a estrazioni dentarie o a traumi cronici da protesi, ma talora anche spontaneamente.
A quasi vent’anni dalla sua descrizione, la MRONJ è divenuta un paradigma di farmacovigilanza e di collaborazione interdisciplinare: il dialogo tra oncologi, odontoiatri e chirurghi maxillo-facciali ha trasformato una condizione inizialmente misteriosa in una patologia prevenibile e oggi, in larga parte, gestibile.
Il fenomeno, inizialmente osservato in pazienti oncologici trattati con bifosfonati, si è poi esteso a farmaci più recenti come il denosumab e ad alcuni agenti anti-VEGF. Le sue implicazioni non sono soltanto cliniche: la MRONJ ha ridefinito l’interfaccia tra medicina specialistica e odontoiatria, ponendo l’accento sulla necessità di un approccio coordinato, preventivo e documentato.
Questo articolo propone una sintesi aggiornata della letteratura internazionale e dell’esperienza italiana — dal lavoro pionieristico di Robert Marx (2003) (1) alle più recenti linee guida AAOMS 2022(2) e al Position Paper SIOCMF-SIPMO 2024(3) — per offrire ai clinici una guida pratica e scientificamente solida alla comprensione e alla gestione della MRONJ.
1. dalle prime segnalazioni alla consapevolezza clinica
La MRONJ fu riconosciuta come entità autonoma nel 2003, quando Marx segnalò al Journal of Oral and Maxillofacial Surgery una serie di casi di necrosi mandibolare in pazienti oncologici trattati con pamidronato (Aredia) e zoledronato (Zometa)(1). La lettera suscitò un acceso dibattito sulla sicurezza dei bifosfonati, fino ad allora ritenuti sicuri.
Negli Stati Uniti, la Dear Doctor Letter inviata da Novartis nel 2004 avvisava del rischio di necrosi ossea; in Europa la comunicazione arrivò solo l’anno successivo, e in Italia in modo disomogeneo(4). Intanto, l’ematologo Brian Durie della Myeloma Foundation pubblicò sul New England Journal of Medicine un’analisi che stimava un rischio di osteonecrosi del 5-10% dopo 36 mesi di trattamento con bifosfonati(5).
In Italia, gruppi come quelli di Vescovi (Parma), Fusco (Alessandria) e Ficarra (Firenze) furono tra i primi a documentare casi e proporre protocolli diagnostici e terapeutici(6,7). La redazione del Position Paper SIOCMF-SIPMO(3) consolidò un approccio nazionale basato su diagnosi precoce e prevenzione interdisciplinare.
| Anno | Evento chiave | Fonte / Protagonisti |
| 1838-1888 |
“Phossy Jaw” da fosforo bianco nelle fabbriche di fiammiferi |
Operaie londinesi; prime norme di igiene industriale |
| 2003 | Prime segnalazioni di necrosi da bifosfonati EV | Marx RE (1) |
| 2005 | Lettera di Durie al NEJM – rischio 5-10% | Durie BGM (5) |
| 2006-2010 | Prime casistiche italiane e definizione BRONJ | Vescovi P, Fusco V (6,7) |
| 2014 | Introduzione del termine MRONJ (AAOMS) | Ruggiero SL et al. (8) |
| 2020 | Position Paper SIOCMF-SIPMO | Vescovi P, Bedogni et al. (3) |
| 2022 | Aggiornamento Linee Guida AAOMS | Ruggiero SL et al. (2) |
2. Epidemiologia e fattori di rischio
Gli studi iniziali sottostimavano l’incidenza della MRONJ, spesso per la breve durata dei trial e criteri diagnostici restrittivi. Analisi successive hanno mostrato un rischio del 5-10% nei pazienti oncologici in terapia endovenosa prolungata e <1% nei soggetti osteoporotici in trattamento orale(9). In pazienti con tumore a cellule giganti trattati con denosumab, l’incidenza può raggiungere il 10%(10).
I fattori di rischio si distinguono in sistemici (durata della terapia, tipo di farmaco, corticosteroidi, diabete, fumo) e locali (estrazioni dentarie, parodontopatie, protesi incongrue). L’interazione di più elementi aumenta il rischio cumulativo individuale(11).
Box.2– fattori di rischio e stratificazione clinica
| Categoria | Fattore | Evidenza di rischio |
Note cliniche |
| Farmacologica | Zoledronato EV, Denosumab | +++ | Rischio cumulativo con durata e dosi elevate |
| Sistemica | Corticosteroidi, diabete, neoplasia | ++ | Ridotta vascolarizzazione e turnover osseo |
| Odontoiatrica | Estrazioni, perimplantiti | +++ | Principale fattore scatenante |
| Comportamentale | Fumo, scarsa igiene orale | ++ | Favorisce colonizzazione batterica |
| Genetica (ipotesi) | Polimorfismi RANK | +/- | Dati sperimentali |
Legenda sintetica del rischio
| Livello | Colore | Descrizione clinica |
| Alto | Oncologici con zoledronato EV o denosumab 120 mg | |
| Medio | Terapie protratte o combinate; uso anti-VEGF | |
| Basso | Bifosfonati orali o denosumab 60 mg per osteoporosi | |
| Minimo | Terapie brevi o discontinue, senza comorbidità |
3. farmaci e meccanismi fisiopatologici
Bifosfonati – Analoghi del pirofosfato, si legano all’idrossiapatite e inibiscono l’attività osteoclastica, riducendo il riassorbimento osseo. I composti contenenti azoto (pamidronato, alendronato, zoledronato) sono i più potenti e più associati alla MRONJ(11,12).
Denosumab – Anticorpo monoclonale diretto contro RANK-L, impedisce la formazione e l’attività degli osteoclasti. A differenza dei bifosfonati, non si deposita nell’osso e il suo effetto termina rapidamente dopo la sospensione, con possibile “rebound” del turnover osseo(13).
Ipotesi fisiopatologiche – Le principali teorie includono:
- soppressione del rimodellamento osseo;
- infezione cronica da Actinomyces(14);
- inibizione angiogenetica(15);
- tossicità diretta sui tessuti molli e risposta immunitaria alterata(16).
| Farmaco / Classe | Rischio MRONJ | Gestione clinica | Note preventiva |
| Zoledronato EV | Alto (5–10%) | Evitare estrazioni e implantologia; monitoraggio trimestrale | Bonifica pre-terapia; igiene ogni 3 mesi |
| Pamidronato EV | Medio-alto (3–6%) | TC se dolore o mobilità inspiegata | Controllo protesi e parodonto |
| Denosumab (Xgeva/Prolia) | Alto oncologico / basso osteoporosi | Non sospendere autonomamente; rischio rebound | Evitare chirurgia durante l’intervallo |
| Bifosfonati orali | Basso (<1%) | Estrazioni atraumatiche con profilassi antibiotica | Igiene e prevenzione parodontale |
| Anti-VEGF | Variabile (0,5–2%) |
Coordinamento oncologo–odontoiatra |
Evitare traumi protesici |
| Combinazioni | Molto alto (fino al 15%) | Controindicata implantologia; chirurgia solo se necessaria | Follow-up ravvicinato e fotobiomodulazion |
4. Diagnosi e classificazione
Il criterio diagnostico originario dell’AAOMS (osso esposto > 8 settimane) si è rivelato limitante. Il Position Paper italiano(3) riconosce anche le forme non esposte, basate su dolore, fistole o alterazioni radiologiche senza esposizione ossea.
La TC è oggi lo strumento di riferimento per la valutazione dell’estensione e la pianificazione chirurgica(17)
| Approccio | AAOMS 2022 | SIOCMF-SIPMO 2020 |
| Definizione | Osso esposto > 8 settimane | Include forme non esposte |
| Imaging | Secondario | Centrale per diagnosi e stadiazione |
| Stadi | 0–3 | 1–3 con criteri radiologici |
| Filosofia | Conservativa | Diagnosi precoce e intervento mirato |
5. Prevenzione odontoiatrica
La prevenzione resta la strategia più efficace. L’esame odontoiatrico dovrebbe precedere ogni terapia antiriassorbitiva, con bonifica dei focolai e pianificazione personalizzata(18).
Box.4 – Protocolli preventivi e checklist operativa
| Fase | Raccomandazioni |
|
Pre-terapia |
Bonifica dentaria completa; risanamento parodontale; istruzione all’igiene |
| Durante la terapia | Evitare procedure invasive; controlli semestrali; igiene ogni 3–4 mesi |
| Estrazioni inevitabili | Antibiotici (amoxicillina + metronidazolo), lembi a busta, minima invasività, chiusura ermetica |
| Protesi | Evitare decubiti; ribasature morbide |
| Implantologia | Controindicata negli oncologici; cautela negli osteoporotici |
| Follow-up | Ogni 3 mesi nei pazienti ad alto rischio, 6 mesi negli altri |
6.Terapia della MRONJ conclamata
La filosofia terapeutica è passata da un approccio attendista a uno più proattivo e chirurgico.
Terapia medica e adiuvante: antibiotici mirati (amoxicillina + ac. clavulanico ± metronidazolo) per controllare l’infezione(18); ozonoterapia e fotobiomodulazione per ridurre l’infiammazione e stimolare la guarigione(19).
Terapia chirurgica: oggi considerata gold standard, soprattutto negli stadi iniziali. L’intervento prevede la rimozione completa dell’osso necrotico con chiusura mucosa primaria. Tecniche come piezochirurgia, laser Er:YAG e chirurgia guidata da fluorescenza consentono resezioni più precise e conservative (20–22). Secondo Bedogni et al (3), i tassi di guarigione mucosa superano il 90 %.
7. Discussione critica
L’evoluzione della MRONJ rappresenta una lezione di metodo clinico: l’osservazione dei casi, la sinergia interdisciplinare e la partecipazione dei pazienti hanno sostituito l’approccio dogmatico.
Oggi la stratificazione del rischio, l’imaging precoce e la chirurgia guidata permettono di ottenere guarigioni complete in una patologia un tempo temuta.
Le prospettive future riguardano la ricerca traslazionale: marcatori precoci, genetica individuale e nuovi farmaci osteomodulatori a emivita breve. L’obiettivo resta duplice: prevenire la malattia e preservare la qualità di vita del paziente(23,24).
-
- La MRONJ è una complicanza farmacologica prevenibile e oggi ampiamente gestibile.
- Il rischio aumenta con la durata e il tipo di terapia antiriassorbitiva.
- La diagnosi precoce richiede integrazione clinica e radiologica.
- La chirurgia mirata, supportata da tecnologie moderne, offre tassi di guarigione > 90%.
- La collaborazione interdisciplinare è la vera “terapia” preventiva.
Bibliografia
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