di Sebastiano CAVALLI – Presidente OMCeO Cuneo

Negli ultimi anni il quadro nazionale di programmazione è rimasto disomogeneo: Piano sanitario nazionale fermo, piani regionali a velocità diverse, disuguaglianze di accesso in crescita e una quota non trascurabile di cittadini che rinuncia a visite o esami per liste d’attesa o motivi economici. In questo contesto il Piemonte prova a rimettere ordine con il nuovo Piano Socio Sanitario Regionale 2025–2030 (PSSR), primo documento organico dopo circa trent’anni.
Per comprenderne la portata, occorre guardare ai punti di forza e di debolezza del Piano e poi calarli nella realtà concreta della provincia di Cuneo, con i suoi circa 550.000 abitanti distribuiti fra città, colline e valli montane.

Il PSSR in breve: luci e ombre

Il PSSR nasce con una consapevolezza chiara: popolazione molto anziana, alta prevalenza di cronicità (almeno quattro piemontesi su dieci con una patologia cronica), molti anziani non autosufficienti e oltre 80.000 caregiver informali. L’obiettivo dichiarato è spostare il baricentro da un modello ospedale-centrico a uno territorio-centrico, integrando sanità e sociale e sfruttando digitalizzazione e risorse PNRR.

Tra i punti di forza spiccano:

  • attenzione a fragilità, cronicità, disabilità, salute mentale, dipendenze, minori e famiglie vulnerabili, migranti e senza dimora;
  • un disegno relativamente avanzato di integrazione socio-sanitaria (Punti Unici di Accesso, valutazione multidimensionale, progetti personalizzati, convenzione unica ASL–Enti gestori);
  • rafforzamento dell’assistenza territoriale (Case e Ospedali di Comunità, Centrali Operative Territoriali, AFT di MMG/PLS);
  • piano di edilizia sanitaria (nuovi ospedali hub, riorganizzazione delle reti tempo-dipendenti);
  • investimenti in digitalizzazione (Fascicolo sanitario elettronico, telemedicina, CUP regionale evoluto, uso di dati e algoritmi per cronicità e liste d’attesa) e partecipazione di cittadini e associazioni.

Tra le criticità, anche alla luce delle osservazioni dell’OMCeO Torino:

  • la componente epidemiologica è poco “operativa”: i dati ci sono nei testi tecnici, ma non sempre risultano leggibili nel tradursi in priorità e obiettivi;
  • il tema del personale è centrale ma affrontato in termini generali, senza un vero piano numerico per profili, territori e tempi;
  • il disegno di Case/Ospedali di Comunità, AFT e rete ospedaliera è ancora da ingegnerizzare: ruoli, responsabilità e flussi non sono descritti nel dettaglio necessario per l’attuazione.

Quando la geografia entra in corsia: la specificità cuneese

Alle criticità generali, nella provincia di Cuneo se ne aggiungono altre, strettamente legate all’orografia e alla struttura socio-sanitaria del territorio. Qui il PSSR rischia di essere decisivo – nel bene e nel male.

Un territorio grande, una popolazione dispersa. La Granda è una provincia estesa e complessa, con popolazione distribuita tra:

  • centri urbani e periurbani (Cuneo, Alba, Bra, Mondovì, Saluzzo);
  • aree collinari (Langhe, Roero, Monregalese);
  • valli e zone montane a bassa densità, con viabilità invernale difficile.

Se il PSSR non prevede:

  • standard minimi di prossimità (distanze, tempi, trasporto socio-sanitario);
  • una distribuzione ponderata di Case/Ospedali di Comunità e servizi territoriali;
  • soluzioni specifiche per aree montane e rurali (ambulatori decentrati, telemedicina, équipe itineranti);

il rischio è una sanità a macchia di leopardo, con cittadini di serie A nei fondovalle e cittadini di serie B nelle frazioni più isolate.

In questo contesto, l’Ordine ritiene prezioso il contributo delle diverse componenti professionali: alcune riflessioni puntuali – ospitate nei riquadri che seguono – aiutano a calare il dibattito nella realtà operativa del territorio.

  1. Personale: la rarefazione diventa disuguaglianza

La carenza di personale è un tema nazionale, ma nella Granda assume connotazioni specifiche. Per garantire accesso e continuità a 550.000 abitanti su 247 comuni servono:

  • MMG numericamente adeguati, disponibili a operare anche in zone periferiche;
  • presìdi di continuità assistenziale e servizi di emergenza efficacemente distribuiti;
  • infermieri, OSS, assistenti sociali, tecnici non concentrati solo negli hub.

Senza incentivi specifici (economici, organizzativi, logistici), il rischio è quello dei “deserti professionali”: strutture nuove con organici insufficienti o instabili.

  1. Ospedali forti, territorio fragile?

Il PSSR prevede investimenti anche per il Cuneese (nuovi ospedali hub a Cuneo e Savigliano). È una scelta coerente, utile per le reti tempo-dipendenti (trauma, ictus, cardio).

Ma, se non accompagnati da:

  • reale rafforzamento della medicina territoriale e domiciliare;
  • percorsi MMG–ospedali di comunità–reparti–servizi sociali;
  • soluzioni di mobilità per pazienti fragili;

il rischio è di consolidare un modello ospedalocentrico poco sostenibile per una popolazione anziana e dispersa. I Pronto Soccorso resterebbero valvole di sfogo.

 

  1. Fragilità sociali “silenziose”.
    La provincia è segnata da:
  • invecchiamento e spopolamento;
  • lavoratori stagionali e migranti;
  • famiglie con carichi di cura.

Il PSSR richiama questi aspetti, ma non sempre li traduce in azioni concrete:

  • potenziamento dell’ADI;
  • PUA accessibili;
  • salute mentale di prossimità;
  • trasporti socio-sanitari;
  • supporto al volontariato (Croci, LILT, reti parrocchiali).

Discussione critica: un’occasione da non sprecare

Il PSSR è un impianto moderno, coerente con le riforme nazionali e con il PNRR. Le criticità sollevate dall’Ordine di Torino (dati, personale, rete operativa) sono condivisibili ma correggibili con atti integrativi e piani aziendali.
Per il Cuneese il margine di errore consentito è più stretto. Una programmazione che non tenga conto di orografia, dispersione e fragilità socio-demografiche rischia di ampliare le disuguaglianze.
Serve che la “voce della Granda” – MMG, specialisti, ospedalieri, amministratori locali, associazioni – sia presente ai tavoli attuativi, per rendere il Piano uno strumento reale di equità e prossimità.

    L’opinione del vicepresidente OMCeo Cuneo

    BERTOLUSSO Dr Luciano,
    Medico di Famiglia

    Le considerazioni che seguono si inseriscono nel solco tracciato dall’editoriale del Presidente, con il quale condivido l’urgenza di dare concreta attuazione ai principi enunciati dal Piano Socio Sanitario Regionale, soprattutto per la provincia di Cuneo.

    “Sul versante delle criticità, anche alla luce delle osservazioni dell’Ordine dei Medici di Torino, emergono almeno tre nodi:

    • Non sono definiti con chiarezza i livelli organizzativi e quindi assistenziali che devono essere garantiti su tutto il territorio regionale: questo lascia spazio alle lodevoli iniziative delle Aziende Locali, ma anche alle inefficienze o agli impieghi incongrui delle risorse.

    Se il PSSR non prevede:

     

    • Concreti passi verso la realizzazione di connessioni efficienti tra le varie realtà sanitarie (Ospedali, AFT, Specialistica Ambulatoriale, Case della Comunità, RSA, ecc.) basate su reti informatiche stabili per una concreta condivisione dei dati in tempo reale, su condivisione delle banche dati, su una sincronizzazione automatica con il FSE;
    • Concreti passi di deburocratizzazione dell’attività del personale sanitario, attraverso la semplificazione delle procedure e l’affidamento al personale amministrativo (di cui sono necessari il rafforzamento e la qualificazione);
    • L’identificazione chiara di quali funzioni assistenziali e di coordinamento debbano essere garantite a livello aziendale, distrettuale, di AFT, di Case della Comunità, allora il Piano rischia di rimanere un contenitore di buone intenzioni. È quindi fondamentale che il PSSR venga tradotto in modo chiaro e operativo, tenendo conto delle specificità locali, a partire dalla distribuzione demografica e orografica della Granda e dall’esigenza di integrazione reale tra sanitario e sociale.”

    L’opinione del presidente CAO di Cuneo

    DAMILANO Dr Gian Paolo,
    Medico-Chirurgo e Odontostomatologo

    Nel rispetto delle riflessioni istituzionali espresse nell’editoriale del Presidente, mi preme evidenziare un’area tuttora marginale nella programmazione regionale: quella della salute orale, spesso trascurata nei percorsi dedicati ai soggetti fragili e ai cronici.

    “Nel PSSR, la salute orale viene affrontata solo marginalmente, nonostante le evidenze scientifiche ne dimostrino il ruolo cruciale nella prevenzione delle cronicità sistemiche.

    In un territorio come il nostro, con alta incidenza di anziani non autosufficienti, migranti stagionali e persone senza dimora, la programmazione territoriale deve includere esplicitamente:

    •  Gestione delle urgenze odontoiatriche non differibili;
    • Prevenzione orale per anziani, cronici, disabili, bambini nelle scuole;
    • Inserimento della valutazione odontoiatrica nella valutazione multidimensionale dei fragili e nei PAI;
    • Screening annuale nelle RSA, protocolli MMG–odontoiatra–servizi sociali.

    Inoltre, l’enfasi sulla digitalizzazione del PSSR deve includere l’odontoiatria: teleconsulto MMG-odontoiatra per urgenze differibili, telemonitoraggio di lesioni orali croniche.

    Con costi contenuti, questi interventi possono ridurre gli accessi impropri in PS, aumentare la copertura per i fragili, e ridurre la spesa a medio-lungo termine.Non servono nuovi LEA: serve una visione integrata e territoriale della salute.”

    La Granda in tre numeri

    • ≈ 550.000 abitanti su 247 comuni, molti < 3.000 residenti
    • Popolazione anziana e cronica in crescita
    • Territorio misto montagna/collina/pianura, accesso ai servizi condizionato da viabilità e clima

    Tre domande pratiche al PSSR “vista Cuneo”

    • Quali standard minimi di distanza/tempo/accesso verranno garantiti nei comuni più piccoli?
    • Con quali strumenti sarà attratto e trattenuto personale nelle aree meno servite?
    • Come saranno integrati hub, Case/Ospedali di Comunità e servizi sociali per ridurre gli accessi impropri in PS?