A cura di

Massimo Di Maio
Professore ordinario di Oncologia Medica presso l’Università di Torino

Introduzione

La sostenibilità in oncologia non è un tema astratto né un esercizio accademico: è ormai il punto di equilibrio più delicato tra progresso scientifico, qualità delle cure, equità di accesso e compatibilità con le risorse disponibili.
L’innovazione corre a un ritmo senza precedenti; i risultati sono spesso importanti, talvolta straordinari. Tuttavia, mai come oggi la domanda fondamentale è: quanto valore generiamo per ogni euro, per ogni giornata di lavoro, per ogni tecnologia che introduciamo?

Il paradosso dell’innovazione: progresso reale, valore incerto

La storia recente dell’oncologia ha visto un avanzamento continuo nelle terapie farmacologiche, nella radioterapia di precisione, nelle tecnologie diagnostiche. Abbiamo ottenuto riduzioni significative della mortalità, miglioramenti nella sopravvivenza e nella qualità di vita.
Eppure, questo progresso convive con un paradosso crescente: i costi aumentano più rapidamente del valore prodotto.
In diversi Paesi, come il Regno Unito e il Canada, la spesa oncologica ha raggiunto percentuali molto elevate della spesa sanitaria complessiva. È un fenomeno che riguarda tutte le fasi del percorso: dai test molecolari ai farmaci ad altissimo costo, dalle tecnologie di imaging alle innovazioni radioterapiche.

La domanda non è se l’innovazione sia utile – lo è, e spesso cambia radicalmente la vita dei pazienti – ma quanto beneficio aggiuntivo porta rispetto all’investimento necessario. E soprattutto: questo beneficio è equamente distribuito?

Valore clinico: non tutte le innovazioni sono uguali

Un modo utile per riflettere sul valore è quello di immaginare tre categorie:

  • Innovazioni ad alto impatto, che cambiano la storia naturale della malattia: sono poche, ma rappresentano il vero motore del progresso.
  • Innovazioni a beneficio moderato, che offrono un vantaggio statisticamente significativo ma clinicamente contenuto.
  • Innovazioni dal beneficio minimo, in cui il miglioramento è modesto o poco rilevante per il paziente.

La sostenibilità dipende in larga parte dalla nostra capacità di riconoscere queste differenze, di evitare sovrautilizzo di trattamenti marginali e di concentrare risorse, attenzione e investimenti sulle innovazioni ad alto valore.

L’oncologia – come molti altri ambiti della medicina – corre il rischio di assorbire risorse preziose in interventi “di confine”, talvolta più attrattivi sul piano tecnologico che realmente utili nella clinica quotidiana.

Appropriatezza: la leva più potente per proteggere il sistema

L’appropriatezza non è un vincolo, ma una responsabilità professionale. Significa scegliere la terapia giusta, per il paziente giusto, nel momento più opportuno. Spesso però il contesto reale è più complesso degli studi registrativi: nella vita quotidiana incontriamo pazienti più anziani, più fragili, con più comorbidità. Applicare automaticamente i risultati degli studi rischia di generare trattamenti inefficaci o sproporzionati.

Una migliore appropriatezza porta tre vantaggi immediati:

  1. Massimizza il beneficio individuale, perché evita trattamenti inutili o potenzialmente dannosi.
  2. Riduce sprechi e costi evitabili, liberando risorse per le cure ad alto valore.
  3. Rafforza la credibilità del sistema sanitario, mostrando che le scelte cliniche si basano su evidenze solide e su un giudizio ponderato.
    L’appropriatezza è il primo pilastro della sostenibilità.

Accesso tempestivo all’innovazione: il tempo è parte della cura

Un aspetto spesso trascurato è il fattore tempo. Un trattamento innovativo è realmente efficace solo se disponibile per il paziente quando ne ha bisogno, non mesi dopo.Test diagnostici complessi, percorsi molecolari articolati, tecnologie radioterapiche avanzate: tutto questo richiede una rete organizzativa solida.

Quando la rete non è pronta, il rischio è duplice:

  • il paziente perde un’opportunità terapeutica;
  • l’investimento pubblico produce meno valore di quanto potrebbe.

La sostenibilità non dipende solo da quanti trattamenti abbiamo a disposizione, ma da come li rendiamo disponibili.

Equità: l’innovazione deve essere per tutti, non per pochi

Se un trattamento ad alto valore raggiunge solo una parte dei pazienti, allora non abbiamo un sistema sostenibile, ma un sistema diseguale. Le disomogeneità nell’accesso – geografiche, organizzative, logistiche – rappresentano uno degli ostacoli più seri al concetto di “innovazione equa”. Una terapia efficace che arriva tardi o arriva solo ad alcuni perde parte del suo valore intrinseco. Per questo motivo il principio di equità deve camminare insieme al concetto di innovazione: i due termini non sono separabili.

La qualità di vita: un indicatore che dobbiamo saper valorizzare

Per anni abbiamo misurato soprattutto sopravvivenza, risposta, progression-free survival. Oggi non è più sufficiente. Sempre più pazienti convivono con la malattia per lunghi periodi, e la qualità di vita diventa un indicatore essenziale. Molti studi clinici, anche recenti, non dimostrano un miglioramento della qualità di vita, oppure non la misurano affatto. Questo non è sostenibile.

Una terapia che prolunga la vita ma peggiora in modo significativo il benessere complessivo richiede una valutazione molto attenta.
La qualità di vita deve diventare parte integrante della definizione di valore.

La tossicità finanziaria: il volto nascosto della malattia

Accanto alle tossicità cliniche esiste un’altra forma di sofferenza: la tossicità finanziaria.

Molti pazienti, anche in sistemi universalistici, si trovano a sostenere:

  • spese per trasporti,
  • visite private per ridurre le attese,
  • farmaci non mutuabili,
  • perdita di giornate lavorative,
  • costi di assistenza o riabilitazione non coperti.
  • Il disagio economico non è un fenomeno marginale: incide sulla qualità di vita, sulle decisioni di cura, sulla percezione di equità.

Come comunità oncologica, abbiamo il dovere di riconoscere e misurare questo problema, e di collaborare con istituzioni e associazioni per ridurlo. Un sistema che produce innovazione ma lascia indietro chi non può permettersi i costi indiretti non può definirsi sostenibile.

Conclusioni

La sostenibilità non è un limite all’innovazione, ma il modo per garantirle un futuro.

Un sistema sanitario che investe in trattamenti ad alto valore, riduce sprechi, protegge i pazienti da pesi economici indebiti e assicura un accesso equo alle cure è un sistema più forte, più giusto, più moderno.

L’oncologia ha davanti a sé sfide importanti: tecnologia sempre più complessa, costi crescenti, aspettative della società in continua evoluzione. Affrontarle richiede un rafforzamento delle risorse disponibili, sia economiche che organizzative. Ma ha anche un vantaggio decisivo: una comunità scientifica solida, competente e profondamente motivata a migliorare la vita dei pazienti.

Il nostro compito oggi è coniugare innovazione e responsabilità, progresso e misura, entusiasmo e rigore. Solo così potremo garantire un’innovazione equa, capace di offrire cure migliori a tutti, senza lasciare indietro nessuno.

Che cosa rende sostenibile l’oncologia?

    • Innovazione ad alto valore clinico
    • Accesso tempestivo e omogeneo
    • Appropriatezza rigorosa
    • Qualità di vita come elemento centrale
    • Percorsi efficienti e misurabili
    • Riduzione della tossicità finanziaria
    • Dialogo costante tra clinici, società scientifiche e istituzioni

Bibliografia

 

  1. Russi E. La “tossicità finanziaria” nella cura del cancro: Quando curarsi pesa troppo | Notiziario OMCeO [Internet]. [cited 2025 Nov 23]. > Vai all’articolo