Sotto il profilo clinico, la Chikungunya esordisce dopo un’incubazione di tre o sette giorni con febbre elevata e improvvisa, cefalea, esantema maculopapulare e artralgie simmetriche debilitanti che colpiscono le articolazioni distali [2]. Sebbene la fase acuta tenda a risolversi entro due settimane, circa la meta’ dei pazienti sviluppa una sindrome cronica con artralgie persistenti, astenia, disturbi del sonno e depressione, con una severa compromissione della qualita’ della vita [3]. I dati epidemiologici evidenziano una vulnerabilita’ di tipo ‘U-shaped’: i neonati e gli anziani oltre i sessant’anni corrono il rischio piu’ elevato di manifestazioni atipiche, complicanze gravi e ospedalizzazione [2]. La letalita’ e’ bassa (0,1-1%), ma aumenta significativamente nei soggetti fragili con comorbidita’ pregresse quali insufficienza renale cronica, ipertensione arteriosa e diabete mellito [4].
In assenza di antivirali specifici, l’approccio terapeutico e’ sintomatico, basato su analgesici e antinfiammatori non steroidei. Pertanto, l’educazione sanitaria svolta dal medico e’ fondamentale. Nei colloqui clinici e’ necessario raccomandare l’uso regolare di repellenti cutanei (DEET o icaridina), l’installazione di zanzariere domestiche e l’uso di abiti coprenti. Sul piano ambientale, i medici devono esortare i cittadini a eliminare i ristagni d’acqua nei sottovasi e nei giardini, e a trattare periodicamente i tombini privati con idonei prodotti larvicidi [5]. La sinergia tra protezione individuale e interventi di disinfestazione sul territorio e’ decisiva per contenere la diffusione del vettore.
Il panorama preventivo si e’ evoluto grazie all’approvazione da parte dell’EMA di due vaccini: l’attenuato Ixchiq (VLA1553) e il vaccino a particelle simil-virali (VLP) Vimkunya (PXVX0317) [1]. Poiche’ la natura sporadica delle epidemie ostacola i trial, pertanto l’approvazione poggia sulla sieroprotezione anticorpale [1,6]. Ixchiq, somministrato in dose singola, mostra un’elevata immunogenicita’, con un tasso di sieroprotezione del 98,9% a ventinove giorni [6] e una persistenza anticorpale del 96,8% a due anni [7]. Tuttavia, manifesta una reattogenicita’ superiore, con artralgie transitorie post-vaccinali nel 16,9% dei casi, e ha registrato eventi avversi gravi (SAE) nella sorveglianza post-marketing, soprattutto in soggetti ultrasessantacinquenni [1]. Cio’ impone cautela e un’attenta valutazione clinica individuale.
Il vaccino Vimkunya offre una tollerabilita’ piu’ favorevole, ideale per i soggetti fragili. Essendo privo di genoma virale e incapace di replicazione, non espone al rischio di infezioni da ceppo vaccinale [1]. Nei trial di fase tre ha dimostrato un tasso di sieroprotezione del 97,8% negli adulti sani [8]. Negli anziani con piu’ di 65 anni, la sieroprotezione si attesta all’87,3% a tre settimane, scendendo al 75,5% a sei mesi a causa dell’immunosenescenza [9]. Questo profilo di sicurezza rende Vimkunya l’alternativa d’elezione per i pazienti con comorbidita’ significative o immunodepressione, nei quali i vaccini vivi attenuati sono controindicati o richiedono estrema prudenza [1,9].
In conclusione, il clinico deve personalizzare l’indicazione vaccinale valutando il rischio espositivo del paziente (viaggi in aree endemiche o residenza in zone con circolazione attiva del vettore) e lo stato di salute generale. Ixchiq e’ indicato per soggetti adulti sani che necessitano di una risposta rapida e a lungo termine, mentre Vimkunya rappresenta la scelta ideale per la tutela delle popolazioni geriatriche vulnerabili [1,9].
Bibliografia
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